Ed ecco il primo assioma non mio. Questo mi fu fatto arrivare da Nicola Morelli, illustrissimo compagno all’Università di terrificanti lezioni di lingua russa; erano tenute in lingua russa da una professoressa russa che parlava solo la lingua russa e che capiva solo ed esclusivamente la lingua russa.

La situazione era agghiacciante sotto diversi punti di vista; per passare il tempo, quindi, iniziammo a inventare nomi di corsi inesistenti. Farò solo un rapido esempio giusto per far capire quanto fossimo fusi. “Corso istituzionale: Storia della scalata nella gerarchia sociale dello spazzacamino papuanese nonostante l’ancor grande prevalenza di strutture edili a palafitta. Corso monografico: Le peripezie del giovane Kankaminin Kankaminin Spazzacamin e la gravosità della sua gavetta nelle omonime isole”.

Ma torniamo all’oggetto dell’assioma: gli AirPods. Hho deciso che qui lo scriverò sempre con la “s” finale per due motivi: innanzitutto il nome commerciale del prodotto è quello e poi Nicola lo scrisse correttamente così.

Per chi non lo sapesse, gli Apple AirPods sono quelle cuffiette bianche senza filo da usare con l’iPhone; e la cui forma richiama oggettivamente quella delle testine da spazzolino elettrico.

Fra l’altro, il sito di Apple attualmente vende anche spazzolini elettrici intelligenti che lavorano con un’app su iOS; quindi nel frattempo la fantasia si è, come spesso accade, incasinata con la realtà.

Ma questo è un ulteriore deragliamento dall’argomento principale, me ne rendo conto.

La verità è che in effetti non si può giudicare un oggetto in tempo reale. Bisogna prima digerirlo, bisogna aspettare che l’effetto novità si sia almeno affievolito per poterne parlare con serenità.

Ogni tecnologia che abbia un minimo di carattere innovativo può risultare ridicola, all’inizio.

Senza nemmeno spostarsi dal contesto del telefono cellulare vorrei ricordare quanto sembrassero strane le persone che giravano nel periodo a cavallo fra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 telefonando per strada tramite scatoloni a tracolla pesanti, scomodi, brutti e decisamente costosi.

Oppure la sensazione di sgomento di fronte ai primi modelli di auricolare Bluetooth che fra l’altro erano anche grossini ma che comunque davano l’impressione che un tizio stesse chiacchierando da solo come lo scemo del villaggio perché non ci veniva nemmeno in mente di guardare se avesse un dispositivo infilato nell’orecchio.

Lo so perché nell’estate del 2004 ne comprai uno mentre mi trovavo in Ungheria e mi ricordo che mi sentivo un alieno, combattuto fra la voglia di sfoggiare il nuovo acquisto e la paura di risultare involontariamente ridicolo.

Vedrete che risate quando beccheremo a giro per Firenze il primo tizio con veri occhiali a realtà aumentata…

Inserisco un inciso che non c’entra moltissimo ma dato che mi fu inviato un anno fa sempre da Nicola e che si parla di auricolari BlueTooth: “Se nel 2019 hai l’auricolarino Bluetooth fisso all’orecchio come se ti potesse chiamare a ogni minuto Branson, il Dalai Lama o Tony Robbins per chiederti consiglio, o lo fai per darti l’aria di uno ‘busy’ e ti commenti da solo o per te non c’è proprio Paradiso”.

Concludendo però, credo che le frasi (come ho già ricordato parlando dell’assioma 2), “valgano solo nel momento in cui si dicono” e diciamo che un anno e mezzo fa di questi cosi se ne vedevano sicuramente meno rispetto a oggi.

So che sembra grottesco dato che si parla di un intervallo di tempo di soli diciotto mesi e che in più gli Apple AirPods sono arrivati in Italia nel 2017; ma in realtà queste sono le velocità con cui sta cambiando il mondo oggi.

Ne consegue incontrovertibilmente che con gli Airpods ti senti ganzo ma sembri un bischero con due testine di spazzolino elettrico nelle orecchie.

 

 

Tratto da “Quarantotto Assiomi Cinici

Quarantotto assiomi cinici - Lamberto Salucco | Rebus Multimedia