Ecco, in questo caso l’assioma è un po’ difficile da spiegare. Perché in realtà non ci sarebbe mica niente di male a pubblicare la maschera di Anonymous (che, ricordiamo, ricorda la secentesca Congiura delle Polveri e poi fra gli altri “V per Vendetta”) in quanto simbolo del risveglio di una coscienza popolare che decide di non farsi più opprimere dal potere corrotto e che si ribella per creare un mondo migliore.

No, non ci sarebbe niente di male. Uno dei problemi, però, è che per fare questo in modo corretto e utile si dà per scontato che il popolo sia composto da persone integerrime e intelligenti; un termine più adeguato sarebbe anche qui “illuminati” ma rischierei nuovamente di dare il via a un campionato di analfabetismo galoppante. E non ne ho alcuna voglia.

E poi non è così, ne abbiamo già parlato a proposito dell’assioma 7. I governanti, i potenti, i cattivoni, quelli contro cui combattere sono persone come noi che al limite hanno magari più soldi e più influenza.

Ma “sono noi”, siamo noi, non vengono da un altro pianeta, non appartengono a un’altra specie. Quindi non dobbiamo mai dare per scontato di essere più intelligenti o più onesti di coloro che vorremmo abbattere.

No, non ci sarebbe niente di male. Ma un altro problema è rappresentato dal fatto che quando Anonymous (o qualche altra situazione equiparabile) decide di attaccare qualcuno o qualcosa, non c’è un vero modo per capire se ha fatto bene o ha fatto male.

Chi lo decide se il target dell’attacco è cattivo o no? Chi decide l’entità della “punizione” a cui deve essere sottoposto? Chi vaglia le eventuali prove a carico dell’imputato, se così vogliamo chiamarlo? Chi ci assicura che il tizio in questione non è stato incastrato in modo truffaldino da qualcun altro che ha fornito informazioni parziali, fuori contesto o completamente false?

No, non ci sarebbe niente di male ma siamo davvero sicuri che in questo modo stiamo costruendo un mondo migliore?

Siamo sicuri che mettere alla berlina qualcuno, talvolta senza uno straccio di prova (che non provenisse da Il Fatto QuotiDAINO o simili), talvolta sul sentito dire (proveniente da utenti che si informano solo su alcuni canali YouTube), talvolta sbagliando clamorosamente persona (come è successo più volte in caso di omonimie) sia una cosa che può portarci a un oggettivo miglioramento della nostra società?

Attenzione, io credo fermamente nella necessità di intervenire direttamente quando ce n’è la possibilità e si assiste a qualcosa di dannoso: io stesso ho creato un Gruppo Facebook il cui unico scopo è tentare di coordinare le segnalazioni di contenuti pericolosi, infatti tante persone mi ritengono “una spia” (concetto molto complesso sul quale tornerò a proposito dell’assioma 36).

Qua la situazione è completamente diversa. Innanzitutto in Anonymous abbiamo diverse persone con competenze tecniche anche molto elevate. Quindi possono portare attacchi le cui conseguenze sono decisamente superiori alla sospensione per una settimana da Facebook.

Oltre a ciò, bisogna focalizzare l’attenzione sul perché un utente decide di postare o condividere roba relativa a operazioni simili;,in genere non ha la minima idea di cosa sia Anonymous e non è interessato ai motivi (talvolta sacrosanti) che animano gruppi simili.

Beh, il motivo è, tanto per cambiare, l’ego. Come abbiamo già ricordato, funziona nel seguente modo.

  1. Prima parte: io mi faccio promotore di una battaglia che mette me dalla parte del giusto. Anche se di quella battaglia non ne so nulla e non me ne cale davvero niente.
  2. Seconda parte: questa battaglia assume nella mia mente dimensioni epiche. Talmente epiche da permettermi il lusso di immaginare me stesso mentre sconfiggo tutto il Male dell’universo mondo, sentendomi a quel punto molto ganzo.

Il problema, quindi, come molto spesso accade non risiede né nella maschera né in Anonymous né nelle battaglie che vengono combattute. O almeno non solo lì.

Il vero problema sta nel deficiente che se ne appropria, che utilizza (con l’accezione più bieca possibile) queste cose; che non raramente ne piega e ne distorce sia la natura sia il contenuto adattando tutto all’uso che desidera farne.

Onestamente non so nemmeno se l’utente sia cosciente di ciò che sta facendo o se ciò che ho riportato costituisca per lui un comportamento talmente normale da non destargli più nemmeno curiosità.

Il brutto però è che egli condivide contenuti sui social e che così facendo egli trascina con sé altri utenti (forse non particolarmente svegli e certamente privi degli strumenti necessari per l’analisi critica) nel profondissimo baratro della propria ignoranza.

Concludo ricordando che chi davvero combatte le fake news, la disinformazione, gli abusi, le minacce e in generale i comportamenti sbagliati online difficilmente si riempie il profilo social di mascherine che piacciono ai “fanboy”.

Ne consegue incontrovertibilmente che un utente con la bacheca piena di “maschere Anonymous” è matematicamente un coglione.

 

 

Tratto da “Quarantotto Assiomi Cinici

Quarantotto assiomi cinici - Lamberto Salucco | Rebus Multimedia