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    Assioma n° 15 – Però – 05/04/19

    Questo, per me, è un assioma abbastanza difficile da affrontare perché nel corso degli anni ho perso il contatto con diversi amici a causa del loro comportamento sui social.

    Mi si potrebbe obiettare che rovinare un’amicizia importante per un post è una cosa da deficienti e in parte non posso che essere d’accordo.

     

    Però… C’è una serie di “però”.

    Iniziamo col diffuso concetto sbagliatissimo che un’azione compiuta online abbia un’importanza completamente diversa rispetto a un’azione compiuta nel mondo reale.

    Non starò qui a elencare tutti i fatti di cronaca che hanno avuto origine da attività su internet, non ce ne dovrebbe essere bisogno, dovrebbe bastare un quoziente intellettivo nella media e la visione anche distratta di un telegiornale ogni tanto. Il web è diventato il canale principale per la comunicazione, questo significa che “parlare” su un social e parlare di persona sono praticamente la stessa cosa.

    I post, le condivisioni, i commenti, i tweet e tutte le altre cose a loro assimilabili devono necessariamente essere considerate espressioni dirette e volontarie del pensiero, proprio come una frase pronunciata durante una cena o una lettera inviata a un conoscente.

    Quindi il fatto che la bischerata sia stata scritta su un social non la fa risultare ai miei occhi meno grave. Anzi: probabilmente l’hai scritta sui social proprio per una sensazione di impunità. Tipo “Vabbè, tanto non mi fanno nulla, c’è chi scrive di peggio”. Oppure proprio per ignoranza: “Vabbè ma l’ho scritto su Facebook, mica lo penso davvero”. Ecco, a me questi atteggiamenti non vanno a genio.

     

    Andiamo avanti col secondo “però”.

    Non credo che ci vogliano tre lauree per intuire che se ti arriva un messaggio da inoltrare a tutti tipo: “FATE GIRARE!” o “NON VE LO DIRANNO MAIIII” si tratta al 99% di una stronzata, in modo particolare se il tuo ego ti suggerisce di farlo.

    Condividere per primi una notizia ti fa sentire un giornalista d’inchiesta, uno a cui non la si fa ma chiaramente non lo sei. Condividere una notizia scomoda ti fa sentire un combattente in prima linea a difesa della verità (termine che torna spesso fuori nelle Pagine Facebook complottare, ovviamente sempre a sproposito), ma chiaramente non lo sei.

    Se quello che ti passa davanti in bacheca fosse davvero un segreto incredibile custodito da gente potentissima, probabilmente non potrebbe essere svelato dalla condivisione di Gennaro, 53 anni, semianalfabeta che lavora saltuariamente in nero e che ha studiato solo le formazioni di alcune squadre di calcio.

     

    Proseguiamo col terzo “però”.

    Questo me l’ha suggerito il mio amico Luciano Zella, compagno di mille avventure, e lo inserisco volentieri. Cosa fa il genio complottaro quando gli fai notare che ha scritto una puttanata e glielo dimostri con dati e fonti attendibili? Ti risponde serafico: “Sì, ma è il messaggio che conta”.

    Ecco, questa è una delle cose più pericolose della faziosità politica nella comunicazione online: io trovo e condivido una bischerata. Tale bischerata, come ho già affermato, sarà per i miei contatti da giustificare se supporta i loro pregiudizi oppure sarà da condannare se li contrasta.

    Infatti i lettori/follower faranno le pulci al contenuto condiviso solo se si renderanno conto che potrebbe minare le proprie convinzioni.

    Se invece fa loro comodo, in caso venga scoperta la falsità del contenuto, affermeranno che è comunque verosimile e che quindi va condiviso per salvaguardare il messaggio (la famosa cosa importante).

     

    Arriviamo al quarto “però”.

    Se da un giorno all’altro impazzisci e pensi che ci sia Bill Gates sulla terra piatta con un’antenna 5G che ti vuole infilare feti abortiti al mercurio nelle vene tramite vaccini per sostituirti coi migranti che stanno in albergo a 35 euro al giorno mentre i poveri italiani terremotati restano nelle tende alla mercé delle scie chimiche che Big Pharma usa per fare l’adrenocromo coi bambini sotto le pizzerie rettiliane in attesa che Trump liberi il mondo dal Male e che interrompa la strage dovuta alle mascherine del Covid-19 inesistente io ti rimuovo, ti blocco e non mi sento nemmeno in colpa.

     

    Ed eccoci al quinto “però”.

    Se pensi che sia in corso un’islamizzazione del nostro territorio o se pensi che stiano importando africani per far scendere il costo orario di un operaio (chiamandoli “risorse” come ogni imbecille che si rispetti). O se pensi che non sia un problema il fatto che uomini, donne e bambini muoiano continuamente in mare. Se difendi strenuamente albero di Natale, crocifisso e presepe solo perché ritieni che i nostri valori cristiani siano in pericolo. Se sei convinto di essere superiore ad altre popolazioni o, peggio ancora, ad altre “razze” sei un demente.

    Fra l’altro, l’albero di Natale è roba nordica che con Cristo non c’entra un tubo e poi quelli cristiani non sono di sicuro i tuoi valori perché non hai empatia, generosità, carità, altruismo e un tizio scuro, povero, nato a Betlemme, contrario all’arrivismo e all’egoismo, nato da una famiglia a dir poco atipica, incarcerato e condannato l’avresti inchiodato tu stesso a una croce, con le tue stesse mani.

    O forse no perché abbai, abbai, abbai sui social ma non farai mai niente di pratico. Come quei geni perennemente in rivolta (ma solo a parole) che scrivono continuamente: “Ora basta, scendiamo in piazza e cacciamoli tutti! Rivoluzione!”.

    E poi non fanno assolutamente nulla e se glielo fai notare ti dicono: “Vedrai, sta per succedere, il popolo è stanco!” professando una strana e patetica fede in un qualche evento che sta per arrivare. Tipico per esempio delle idiozie di QAnon e simili (ne riparleremo nell’assioma 37).

    Ma non esistono solo questi casi limite: il mondo dei social è pieno di comportamenti stupidi, piccoli, infantili che fanno incavolare.

    Pensate a quelli che vi chiedono l’amicizia e dopo dieci secondi netti vi invitano a mettere il like alla propria Pagina.

    Oppure pensate a quelli che sotto a un vostro post commentano scrivendo una cosa che non c’entra niente con l’argomento in questione.

    Pensate a quelli che non riescono a rispondere a un commento con meno di settecento parole.

    Pensate a quelli che invece di condividere un contenuto da una Pagina, salvano quel contenuto per poi ripubblicarlo come se l’avessero creato loro.

    E ovviamente potrei continuare ma forse è meglio che mi fermi qui. In tutti questi casi la tentazione di far calare la mannaia della PULIZZZIAKONTATTI è molto forte. Diciamo che quando riesco a limitarmi a complottisti e razzisti mi sento molto, molto bravo.

    Ne consegue incontrovertibilmente che se sei un razzista o un complottista ti rimuovo immediatamente.

     

     

     

    Tratto da “Quarantotto Assiomi Cinici

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    Quarantotto assiomi cinici - Lamberto Salucco | Rebus Multimedia

     

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    Lamberto Salucco - Rebus Multimedia - Firenze

    Lamberto Salucco

    (Firenze, 1972) – Sono un consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), mi occupo di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesto il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non sono un giornalista), programmazione (ma solo Python), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), bias cognitivi (ma non sono uno psicologo), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non mi piace Access).