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    Assioma n° 19 – Tatuaggio – 02/06/19

    Torniamo a parlare di immagine, cercando di rimanere per quanto possibile obiettivi e aperti.

    Non ho mai apprezzato particolarmente i tatuaggi, per un periodo della mia vita mi sono addirittura risultati antipatici. Ora stranamente ci sono situazioni in cui non mi dispiacciono affatto.

    Senza arrivare per forza alle situazioni limite di alcune modelle tipo Suicide Girls, devo ammettere che riesco ad apprezzare qualche tatuaggio. Specialmente se ha qualcosa da dire (non “Resilienza” come ha Vacchi su una mano…) oltre al segno grafico in sé.

    Però est modus in rebus. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in una persona che si tatua il viso.

    Sicuramente stiamo parlando di qualcuno che non ha intenzione di preoccuparsi eccessivamente delle conseguenze delle proprie azioni, visto che se mi tatuo un tostapane sull’interno coscia destro posso decidere di mostrarlo o meno ma se mi tatuo un tostapane sulla guancia destra sarà un po’ difficile nasconderlo.

    Con lo stesso ragionamento, se mi dovessi pentire del primo tostapane potrei rimuoverlo o coprirlo in modo decisamente più facile rispetto al secondo tostapane.

    Non sono completamente scemo e quindi mi rendo conto che se dovessi pensarci eccessivamente prima di tatuarmi, probabilmente non lo farei mai.

    Al contempo è giusto riflettere sul fatto che spesso un tatuaggio viene fatto proprio per fissare, per cristallizzare un determinato momento della propria vita. Fa parte, quindi, della sua natura il pericolo di poter valere solo per un certo istante, diventando magari obsoleto nel giro di poco tempo.

    Continuando a ragionare, è ovvio che riguardando quel segno sulla pelle è possibile ricordare e ripensare a quell’istante o raccontarlo quando un’altra persona nota il tostapane e ti chiede “Ma cosa avevi in testa in quel momento?”

    Fin qui siamo nel regno della normalità, tatuarsi è cosa normale oggi e nessuno ci fa più caso, come è giusto che sia. Però, ripeto, c’è modo e modo.

    Il tatuaggio sul viso è stato sdoganato negli anni da Mike Tyson e poi Sfera Ebbasta, Post Malone, Young Signorino e altri sedicenti artisti la cui espressione degli occhi ti fa avvertire il vuoto pneumatico dei loro ragionamenti, con testi che rasentano l’assurdo allo scopo di riuscire a creare una rima.

    Qui siamo nel regno della demenza e, cosa ancor più grave, nel regno dell’irreversibilità. Una volta che ti sei tatuato qualcosa in faccia credo che sia difficile tornare indietro.

    A differenza della quasi totalità delle altre cose (piercing, body modification moderato, taglio e colore di capelli), quella è una decisione che mette un “prima” e un “dopo”.

    Magari ne sei cosciente, magari è davvero la tua volontà ma devi sapere che esisterà un “prima” e un “dopo”.

    Devi sapere che una buona fetta di lavori e professioni ti saranno impossibili da ottenere. E no, non sono sempre cattivi e antiquati coloro che te li negheranno.

    Devi sapere che susciterai orribili prime impressioni in una percentuale importante della gente che conoscerai e no, non saranno tutte persone vecchie e prevenute.

    Dovresti anche studiarti un po’ le leggi (alcune diverse da Regione a Regione) che regolano i tatuaggi e quali sono le conseguenze legali, anche riguardo ai concorsi e, in generale, in ambito lavorativo.

    Più che altro devi prepararti al momento terrificante in cui ti pentirai della decisione presa. E ti renderai conto che non è semplice cercare di annullare (dannati grulli convinti di vivere in un videogioco, prigionieri del proprio convincimento di essere incorreggibili duri che devono sfidare sempre tutto e tutti per dimostrare al mondo e a sé stessi di essere incorreggibili duri) ripartendo da zero. Anzi, è praticamente impossibile.

    Spesso, comunque, è proprio il tatuatore a rifiutarsi di tatuare il viso di un cliente se quest’ultimo non ha già altri tatuaggi visibili, per evitare un’azione compiuta in modo impulsivo, superficiale e senza la necessaria dose di riflessione.

    Ne consegue incontrovertibilmente che nessun essere raziocinante deciderebbe mai liberamente e coscientemente di tatuarsi qualcosa in faccia.

     

     

     

    Tratto da “Quarantotto Assiomi Cinici

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    Quarantotto assiomi cinici - Lamberto Salucco | Rebus Multimedia

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    Lamberto Salucco - Rebus Multimedia - Firenze

    Lamberto Salucco

    (Firenze, 1972) – Sono un consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), mi occupo di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesto il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non sono un giornalista), programmazione (ma solo Python), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), bias cognitivi (ma non sono uno psicologo), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non mi piace Access).