More

    Assioma n° 29 – Messenger – 27/12/19

    Insegno informatica da una ventina d’anni e per l’informatica non sono stati affatto venti anni normali. Praticamente in questo lasso di tempo siamo passati dalla preistoria alla storia e in un certo senso forse anche al declino totale.

    Nel 2000 non era proprio scontato che in un’abitazione ci fosse un personal computer. Ed era poco probabile anche trovare una connessione internet perché, maremma impestata, io spendevo circa mille lire per stare collegato un’ora da casa e vi assicuro che alla fine del mese erano diversi soldini. I cellulari erano, riguardandoli adesso, davvero agli albori, con schermi orripilanti e ovviamente nessuna connettività web. Non esistevano i social network come li intendiamo oggi e la posta elettronica era ancora vista come uno strumento innovativo e acerbo.

    Mi ricordo ancora che, durante una lezione del 2002, una ragazza mi chiese di spiegare cosa fosse un blog e io non seppi dare una definizione precisa. Tutto era in divenire, il sistema operativo tipico era Windows 98 e attività banali come collegare una stampante potevano richiedere un po’ di tempo e di impegno.

    Adesso (agosto 2020) la situazione è radicalmente cambiata ma non è andata esattamente come ci aspettavamo a quei tempi. E il lockdown a causa del coronavirus ha portato a galla numeri strani e in apparente contraddizione. Per esempio: un terzo delle famiglie italiane non ha in casa un PC o un tablet però in Italia ci sono più smartphone che televisori, siamo tutti connessi continuamente però i giovani sono meno abili con gli strumenti informatici di quanto pensiamo.

    Dal punto di vista del lessico tecnico, devo dire che in tutti questi anni ho davvero sentito di tutto. Oltre alle docenze e alle commissioni d’esame, ho lavorato in diverse assistenze tecniche e ho fatto consulenze in numerose aziende.

    • Mi hanno parlato di ìcone (con l’accento forte forte sulla “i”)
    • Mi hanno parlato del “salvaschermo” mentre volevano intendere il “desktop”
    • Mi hanno parlato del “portatazza” mentre volevano intendere il “lettore CD”
    • Ho sentito il termine “memoria” usato per definire qualunque cosa tranne quella giusta
    • Ho sentito usare “mega” e “giga” come sinonimi
    • Ho sentito dire spesso “Wi-Fi” per intendere “internet”
    • Ho visto gente che pretendeva di inserire il secondo floppy di installazione senza aver tolto il primo etc.

    E non c’è problema, va bene, nessuno pretende che una persona utilizzi bene una terminologia tecnica che è effettivamente antipatica e ostica.

    Diciamo anche che una parte della responsabilità in questo marasma è dei film americani. Presentano l’informatica come una forma di fantascienza incredibile dove alcuni compiti difficilissimi vengono eseguiti da ragazzini che ancora non hanno nemmeno capito come ci si soffia il naso. Nella realtà, invece, altre cose semplicissime richiedono in alcune scene competenze pazzesche.

    È quel mondo strano:

    • dove i buoni sono fisicamente molto fighi e hanno sicuramente il Mac mentre i cattivi spesso sono cessi e fumano e hanno il PC
    • dove nessuno deve mai spegnere o accendere un computer perché vivono in un perenne stato di stand-by
    • dove le piantine di un edificio sono fatte in 3D, disponibili online e sono molto belle
    • dove nessuno usa mai un sistema operativo o un motore di ricerca esistente nella realtà
    • dove per fare uno zoom pazzesco si scrive un monte di roba velocissima con la tastiera invece di “sruzzolare” col mouse. E alla fine si ottiene un livello di dettaglio folle invece di un’immagine spixellata
    • dove i cellulari non hanno mai bisogno di essere ricaricati se la questione non è funzionale allo svolgimento della trama
    • dove si trasferiscono milioni di dollari con un singolo clic e c’è una progress bar che ti indica la percentuale etc.

    Però, e siamo già alla seconda maremma impestata, ci sono alcune cose che davvero “mi mandano ai matti” (seconda citazione colta da La Zanzara Radio 24). Ma mica perché nel mio snobismo non accetti le difficoltà altrui a parlare di un certo argomento! Figuriamoci: io, per dirne una, non ho ancora capito perfettamente come funziona il fuorigioco nel calcio quindi devo solo tacere.

    No, il problema è la pigrizia totale, quella non la tollero. Facciamo un esempio: ti iscrivi a un Gruppo Facebook che parla di lingua italiana. Bene, ottima decisione, si possono imparare un sacco di cose interessanti. Decidi di scrivere il tuo primo post e alla fine partorisci una cosa tipo “Ma davvero il participio passato del verbo esigere è esatto? Mi potete aiutare? Grazie”. Eh, no. Tu hai un computer o uno smartphone e una connessione internet perché hai postato la domanda su un social network. Quale cacchio di malattia mentale ti spinge a chiedere una cosa simile in un Gruppo Facebook invece di scrivere su Google “participio passato esigere” e leggere una delle diecimila pagine che ne parlano?

    Questa per me è una forma di pigrizia insopportabile ed è anche una formidabile dimostrazione di ignoranza perché si vede subito che non sei abituato a cercarti mai le soluzioni. Non sei abituato a prendere in mano il dizionario quando magari stai leggendo un libro (boh, ma una persona del genere leggerà?) e trovi una parola di cui non conosci il significato. Non sei abituato a cercare perlomeno di superare quell’ignoranza abissale che abbiamo tutti, chi più chi meno, a seconda degli ambiti e alla quale siamo eternamente condannati. Sono sicuro che imparare una nuova parola non ti dà alcuna soddisfazione, guardare qualunque documentario ti annoia terribilmente, tradurre un brano da una lingua straniera ti sembra una perdita di tempo e visitare un museo è per te una punizione crudele.

    Ecco, secondo me anche l’argomento principale di questo assioma è simile all’esempio del participio passato. Mi spieghi come diavolo fai ad avere una finestra che si chiama “Messenger” (e c’è scritto) e avere una app sul telefono che si chiama “Messenger” (e c’è scritto anche lì) ma continuare ostinatamente a chiamarla “Messanger”?

    Dai, è oggettivamente drammatico. Io mi immagino subito il cinquantenne dell’assioma 10, quello col colletto della Polo tirato su e ammetto che mi prende subito una gran tristezza pensando che il suo voto vale quanto il mio.

    Ne consegue incontrovertibilmente che se lo chiami “Messanger” sei intorno ai cinquanta. oppure ignorante come una capra. oppure entrambe le cose.

     

     

     

    Tratto da “Quarantotto Assiomi Cinici

    Link per acquistare su Amazon

    Quarantotto assiomi cinici - Lamberto Salucco | Rebus Multimedia

    Altri articoli con tag simili

    Assioma n° 26 – Scolarizzazione – 20/08/19

    Allora, questo assioma nasce da un semplice gioco di parole tra i termini “scolarizzazione”...

    Pubblicato “Guida semiseria di Power BI” di Lamberto Salucco

    È stata pubblicata la "Guida semiseria di Power BI", nuovo libro di Lamberto Salucco...

    Pillole di Excel – 39 – Importazione da file esterno

    Una delle cose che ha reso celebre Excel (in modo particolare qualche anno fa...

    L’arte delle fregature – 1.06 – Dimenticanza dipendente dai segnali

    Ecco, questo bias è abbastanza particolare. La dimenticanza dipendente dai segnali (cue-dependent forgetting), detto...

    Pillole di Excel – 13 – Visualizza

    Bene, in questo quinto capitolo cercherò di riunire le nozioni elementari relative alla visualizzazione...

    02 Analisi, Search Console etc. – Prontuario Semiserio di Digital Marketing

    Voglio iniziare con un argomento che non mi fa impazzire così ce lo togliamo...
    spot_img
    Lamberto Salucco - Rebus Multimedia - Firenze

    Lamberto Salucco

    (Firenze, 1972) – Sono un consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), mi occupo di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesto il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non sono un giornalista), programmazione (ma solo Python), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), bias cognitivi (ma non sono uno psicologo), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non mi piace Access).