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    Assioma n° 30 – Sanremo – 29/01/20

    Dopo l’assioma 28, torniamo a parlare di musica. È inevitabile, ho dedicato alla musica buona parte della mia vita e non riesco a non trattare questo argomento ma mentre in precedenza il ragionamento girava intorno alla differenza fra la musica “triste” e la musica “felice”, qui si parla invece di Sanremo.

    Mettiamo subito in chiaro la cosa più importante e cioè che fare il tirassegno con Sanremo è uno degli sport nazionali preferiti dai dementi, ve lo dimostro subito smontando punto per punto le critiche che vengono mosse più frequentemente al Festival per antonomasia.

     

    Punto uno

    Punto primo: “Le canzoni di Sanremo sono tutte italiane e a me la musica italiana fa schifo”. Ecco, sei riuscito a dire una bella bischerata. A parte il fatto che da decenni non esiste una musica davvero “italiana” ma al limite una serie di canzoni cantate in lingua italiana, il Festival di Sanremo ha ospitato brani di qualunque genere, sebbene la maggioranza sia (come è perfettamente normale per il contesto) confezionata per piacere a un certo tipo di pubblico. Ma anche questo sta cambiando dato che i “pezzi da Sanremo” sono sempre più rari e si cerca di attrarre pubblico più giovane, svecchiando l’immagine di una competizione che resta in ogni caso un appuntamento classico per famiglie.

     

    Punto due

    Punto secondo: “Il costo di Sanremo è enorme! Presentatori e ospiti ci costano un sacco di soldi che invece avremmo potuto spendere molto meglio!”. E passiamo alla seconda bischerata. Far passare uno spot da trenta secondi durante il Festival 2020 è costato fra 25.000 e 414.000 euro (la Rai pubblica il listino prezzi online) e il totale raccolto ha superato abbondantemente i trenta milioni di euro. Ciò significa che Sanremo si autofinanzia interamente e che in più crea ricchezza per l’azienda Rai. Quando stai pigolando che il tuo canone (ma davvero lo paghi?) viene sprecato per questo evento stai dicendo una scemenza senza fondamento.

     

    Punto tre

    Punto terzo: “Ma che spettacolo palloso, ho cambiato subito canale”. Vedi, caro minus habens, Sanremo è praticamente il massimo dello spettacolo in Italia e non lo dico certamente per sminuirlo, anzi; tu non hai nemmeno idea dell’esercito di figure professionali coinvolte per un coso di queste dimensioni. Tu non hai idea di quanti costruttori e di quanti tecnici (audio, video e informatici) servano, di quanti operatori di ripresa, degli elettricisti, dei grafici e dei montatori impiegati, dei truccatori, dei parrucchieri, dei costumisti, degli scenografi, degli operai, degli addetti alla sicurezza per non parlare di facchini, segretari, amministrativi, autisti etc. In più il livello degli ospiti nelle varie serate è sempre ottimo e ricordiamoci magari anche dei musicisti dell’orchestra che sono tutti professionisti di alto profilo.

     

    Punto quattro

    Punto quarto: “Le canzoni di Sanremo fanno schifo”. Ecco, per sfatare la terza bischerata ricorrerò a una rapida lista, ovviamente senza un particolare ordine proprio come ho fatto per l’assioma 28, di qualche canzone che vi siete persi e che sareste stati sicuramente in grado di scrivere! Eh, come no…

     

    La robuccia di Sanremo…

    • Destinazione Paradiso (Gianluca Grignani)
    • Ti Regalerò Una Rosa (Simone Cristicchi)
    • Quello Che Le Donne Non Dicono e Come Si Cambia (Fiorella Mannoia)
    • Terra Promessa e Adesso Tu (Eros Ramazzotti)
    • Il Solito Sesso (Max Gazzè)
    • Vita Spericolata (Vasco Rossi)
    • Uomini Soli (Pooh)
    • Le Mille Bolle Blu (Mina)
    • Salirò (Daniele Silvestri)
    • Tutti I Miei Sbagli (Subsonica)
    • Vattene Amore (Amedeo Minghi e Mietta),
    • Ti Lascerò (Anna Oxa e Fausto Leali)
    • Per Elisa (Alice)
    • Ancora (Eduardo De Crescenzo)
    • Perdere L’Amore (Massimo Ranieri)
    • Vacanze Romane (Matia Bazar)
    • Nina (Mario Castelnuovo)
    • Ciao Amore Ciao (Luigi Tenco)
    • Luce (Elisa)
    • Montagne Verdi (Marcella Bella)
    • Un’Emozione Da Poco (Anna Oxa)
    • Un’Avventura (Lucio Battisti)
    • Angelo (Francesco Renga)
    • 4/3/1943 e Piazza Grande (Lucio Dalla)
    • Storie Di Tutti I Giorni (Riccardo Fogli)
    • Che Sarà (José Feliciano)
    • L’Immensità (Johnny Dorelli)
    • Quando Quando Quando (Tony Renis)
    • Una Lacrima Sul Viso (Bobby Solo)
    • Come Saprei e Di Sole E D’Azzurro (Giorgia)
    • L’Essenziale (Marco Mengoni)
    • Non Ho L’Età (Gigliola Cinquetti),
    • Nessuno Mi Può Giudicare (Caterina Caselli)
    • Nel Blu Dipinto Di Blu (Domenico Modugno)
    • Con Te Partirò (Andrea Bocelli)
    • Almeno Tu Nell’Universo e Gli Uomini Non Cambiano (Mia Martini)
    • Donne (Zucchero)
    • Maledetta Primavera (Loretta Goggi)
    • Il Ragazzo Della Via Gluck (Adriano Celentano)

    e la lista potrebbe andare avanti davvero parecchio.

    Mi fermo qui perché mi parrebbe imbarazzante continuare: i gusti sono gusti e su questo non si transige, sono pienamente d’accordo. Ma quando senti un tizio vantarsi pubblicamente di non aver mai visto Sanremo puoi essere certo della sua deficienza. Fra l’altro, amico mio, un bel “chi se ne frega” non ce lo vogliamo aggiungere? Non puoi semplicemente evitare di guardarlo senza urlarlo ai quattro venti?

     

    E molti denigrano Sanremo

    Purtroppo qualcuno anche fra i miei amici musicisti si rende ridicolo in questo modo, specialmente sui social perché fa figo dire che non guarda Sanremo, perché a LUI piace la musica quella vera, perché il Festival è la morte della musica di livello, perché LUI quelle lagne non le può soffrire etc. etc. LUI.

    LUI che non ha mai inciso nemmeno un disco, LUI che quando è stato chiamato a strimpellare alla Sagra del Ranocchio di Vincigliata ha rotto le palle a tutti i parenti e conoscenti (che poi gli hanno dato buca) perché lo andassero a vedere, LUI che tecnicamente non può nemmeno legare le scarpe all’ultimo degli orchestrali (purtroppo sottopagati ma che sicuramente hanno guadagnato giustamente più di lui con la musica), LUI che non riuscirebbe mai a scrivere uno di quei “brani da Sanremo” che tanto gli piace deridere.

    Ma più che altro: LUI che, se riuscisse a superare il panico da esibizione che lo accompagna da tutta la vita, darebbe un arto per poter salire su quel palco sebbene non lo ammetterà mai. La volpe, l’uva.

    Ne consegue incontrovertibilmente che vantandoti di non aver mai visto Sanremo stai dichiarando la tua stupidità, fra l’altro a persone che probabilmente non sono minimamente interessate.

     

     

     

    Tratto da “Quarantotto Assiomi Cinici

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    Quarantotto assiomi cinici - Lamberto Salucco | Rebus Multimedia

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    Lamberto Salucco - Rebus Multimedia - Firenze

    Lamberto Salucco

    (Firenze, 1972) – Sono un consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), mi occupo di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesto il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non sono un giornalista), programmazione (ma solo Python), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), bias cognitivi (ma non sono uno psicologo), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non mi piace Access).