Assioma 36 – Quarantena – 04/05/20

E concludiamo la trilogia dedicata al coronavirus, sperando vivamente di non doverci tornare più sopra. Al momento in cui scrivo (fine agosto 2020) la situazione dei contagi è purtroppo in risalita anche se le persone ricoverate in terapia intensiva sono poche. Tocchiamo ferro.

Comunque sembra passato un secolo da quel 9 marzo. Eravamo a cena per festeggiare il compleanno di mio padre e arrivò il discorso di Conte. Davvero surreale, non sono passati nemmeno sei mesi e invece di cose ne sono successe tante. Chiaramente non tutte sono state piacevoli e credo che la quantità di stress accumulato si vedrà solamente fra qualche tempo.

Ma ci sono stati anche momenti toccanti. Per esempio la gente sui balconi che si affacciava e cantava o applaudiva per sostenere medici e infermieri impegnati nella lotta alla pandemia e anche, diciamocelo pure, per autoinfondersi un po’ di coraggio (lo so che è considerato disdicevole commuoversi davanti ad attività che sono state definite “retoriche”, “buoniste”, “patetiche” ma a me non me ne potrebbe fregare di meno).

Mi sono rimasti impressi anche i video di sostegno all’Italia arrivati da tutte le parti del mondo: Cina, Stati Uniti d’America, Albania, Germania.

Ovviamente i complottisti affermavano che:

  • era un falso sostegno
  • intanto ci stavano fregando le mascherine
  • intanto ci promettevano aiuti e poi non ce li avrebbero dati

e tante altre cose orrende. Io non credo che l’essere umano sia particolarmente buono né generoso e l’ho già detto ma onestamente le persone buone esistono. E una buona parte di quella vicinanza e commozione dimostrata al nostro Paese era senza dubbio sincera.

E mi è piaciuta molto perché in quel momento c’era un particolare bisogno di solidarietà. Anzi, c’è sempre bisogno di solidarietà ed è sicuramente la cosa su cui dovremmo concentrarci tutti per due motivi. Prima cito il mio amico Michele Ermini che dice che “siamo tutti su una palla che ruzzola nel vuoto dell’Universo” e poi cito nuovamente Luciano Zella che dice “Oh, tanto poi si muore”. Infatti, hanno ragione entrambi. Perché non dovremmo essere solidali dato che alla fine della fiera siamo tutti nella stessa barca e faremo tutti la stessa fine?

Comunque è anche vero che non proprio tutti hanno tenuto un comportamento esemplare durante il lockdown. Sì, lo chiamo così perché il termine mi piace e rende meglio l’idea di tutte le alternative proposte. Non ci vuole una laurea in Lettere per capirlo ma, qualora servisse, ce l’ho.

Fra coloro che mi hanno fatto più imbestialire nei meravigliosi 69 giorni (9 marzo – 18 maggio) di clausura ci sono sicuramente quelli che dovevano fare sport per forza e invece il Governo cattivo glielo impediva. Erano diventati tutti runner (termine imbecille ma comodo per definire chi va a correre) e non permettergli di correre equivaleva a una limitazione sadica e crudele della loro libertà personale. Dal 19 maggio ovviamente non ho visto eserciti di gente a fare footing.

Oltre agli esaltati sportivi possiamo anche ricordare quelli che portavano fuori il cane venti volte al giorno. Oppure quelli che uscivano per comprare un singolo oggetto, così avevano la scusa per andare a giro. Purtroppo ne conosco qualcuno.

Ma in assoluto i più odiosi, i più ridicoli, i veri idioti sono stati quelli che guardavano i trasgressori delle regole con gli occhioni a forma di cuore, rapiti romanticamente da quella forma di ribellione, falsa come i soldi del Monopoli. Sì perché a te di correre, di comprare uno spazzolino da denti, del cane da portare fuori non te ne sbatte nulla. Ma se ti dicono di non uscire vuoi subito uscire.

E ti do una notizia importante, segnatela. Questo non fa di te un eroe, fa di te uno stupido infantile che è ancora alle prese coi problemi adolescenziali che non è riuscito a risolvere nel momento giusto, t’immagini a cinquant’anni?

E io che ho cercato di stare fermo in casa, limitando gli spostamenti al minimo indispensabile non sono una pecora che segue il gregge e obbedisce perché non capisce. Sono una persona normale e responsabile che non ha la minima intenzione né di contagiare il prossimo né di tornare nuovamente in lockdown per una seconda ondata e che, comportandosi responsabilmente, ha cercato di evitare questi fastidi anche a te, maledetto imbecille senza speranza.

Chi si arrabbiava quando assisteva ad azioni sconsiderate non era una spia. Non era un delatore, un collaborazionista (se tu avessi studiato avresti potuto paragonarlo a un Maresciallo Pétain in quel di Vichy ma tanto sei ignorante come le capre e per te, come dice il mitico Ghiro, il travertino è schiuma). Era una persona preoccupata e stressata che cercava di fare le cose secondo le scomode regole del momento. E poi vedeva te che te ne sbattevi altamente e lo prendevi magari anche in giro.

Sei un poveraccio e non hai capito nulla di ciò che è successo.

Ne consegue incontrovertibilmente che se in quarantena ti ha dato meno fastidio chi infrangeva le regole rispetto a chi lo segnalava/criticava sei completamente idiota.

 

 

 

Tratto da “Quarantotto Assiomi Cinici

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Lamberto Salucco

(Firenze, 1972) – Sono un consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), mi occupo di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesto il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non sono un giornalista), programmazione (ma solo Python), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), bias cognitivi (ma non sono uno psicologo), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non mi piace Access).
 

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