E arriviamo a un altro tema di quelli belli, di quelli che mi fanno adorare dalle persone: gli animali. È un tema che ho anche ripreso negli assioma 16 e 27, attirandomi le ire furenti di parecchia gente.

In genere, risulta impossibile riuscire a trovare un minimo di intesa con un fan sfegatato degli animali, nemmeno se ci si prova sul serio. E io in genere non ci provo nemmeno, devo ammetterlo.

La difficoltà sta nel fatto che i due punti di partenza sono incompatibilmente diversi e danno due chiavi di lettura impossibili da conciliare.

Per esempio: io penso che fare del male a un animale sia un’azione orribile e da condannare anche in sede penale ma non ritengo che gli animali siano “buoni”. Gli animali sono animali e non credo che provino sentimenti nel modo in cui li intendiamo noi umani.

Penso anche che una persona che, invece di tenere il proprio cane al guinzaglio, lo lascia libero di scorrazzare a giro dovrebbe averlo addestrato davvero bene e ogni volta dovrebbe considerare ogni minimo pericolo che l’animale potrebbe creare per sé ma soprattutto per gli altri. Il mio mitico Biagio poteva in effetti essere lasciato libero la sera (per pochi metri e solo quando era tutto deserto) ma eravamo in simbiosi: appena rallentavo il passo lui faceva lo stesso e se mi fermavo lui si sedeva all’istante.

D’altra parte esistono anche persone molto stupide che comprano quei guinzagli lunghissimi perché altrimenti il povero quadrupede si sente oppresso e costretto bla bla bla.

Una cosa davvero poco intelligente perché aumenta in modo esponenziale il rischio che accada qualcosa che non puoi controllare direttamente.

Al contempo mi piacciono i cani ma non mi piacciono i gatti (perché si fanno gli affari loro, sono opportunisti, egoisti e queste caratteristiche le trovo già in tante persone che conosco senza mettermi altro in casa che necessiti di cure), detesto gli insetti e i ragni (non è un odio vero e proprio ma mi fanno davvero schifo), ammiro la maestosità di un leone ma non lo coccolerei mai (perché non sono completamente deficiente), penso che gli allevamenti intensivi siano una grave porcheria ma se vado a mangiare una bistecca godo parecchio e così via.

Personalmente, ammetto che non potrei mai concorrere per l’Oscar alla coerenza ma devo dire che questi non mi sembrano nemmeno tremendi peccati inconfessabili.

Bisognerebbe poi affrontare tutto quel marasma psicologico sulle bestie come surrogato di affetti defunti e figli mai nati; ma non ho la minima intenzione di farmi il sangue amaro. E poi di animali se ne riparlerà già per l’assioma 16.

Resta comunque il fatto che esistono persone che parlano solo di animali, dei diritti degli animali, delle necessità degli animali, che non si muovono se non possono portarsi dietro l’animale, che impostano la propria vita facendola ruotare intorno a un animale.

Niente di male, per carità: ognuno ha le proprie manie ma il problema degli “animalati” è che raramente riescono a uscire dal proprio argomento preferito. Come ho già detto, probabilmente questa è una conseguenza del fatto che la bestia viene vissuta come surrogato di qualcos’altro.

Pensandoci bene, capita abbastanza spesso anche quando una donna partorisce e diventa praticamente impossibile che parli di qualcosa di diverso rispetto al figlio.

Talvolta diventa insopportabile anche per le sue amiche (che magari non sono ancora mamme) perché sembra che non esista altro nel mondo che ruttini, cacche o pappine.

Ed è proprio questo che risulta agghiacciante: anche le mamme dei “pelosetti” (sic!) a cena, sui social, al telefono parlano sempre e solo di animali. E io non ce la faccio.

Ne consegue incontrovertibilmente che una persona fissata eccessivamente e morbosamente con gli animali è imbecille.

 

Tratto da “Quarantotto Assiomi Cinici

Quarantotto assiomi cinici - Lamberto Salucco | Rebus Multimedia