E passiamo all’illusione dell’etichetta, detta anche illusione del clustering, in inglese clustering illusion. È la tendenza a considerare (erroneamente) non casuali le inevitabili “serie” o “cluster” che si presentano nei campioni di distribuzioni casuali.
L’illusione è causata dalla tendenza umana a sottostimare la quantità di variabilità che potrebbe apparire in un campione di dati casuali o semi-casuali. In pratica sopravvaluti l’importanza di schemi, li vedi dove non esistono, vedi schemi fantasma.
Facciamo un esempio: le “predizioni” di Nostradamus. Si tratta perlopiù di frasi generiche e interpretabili che sono messe in relazione con fatti che non c’entrano assolutamente nulla per mostrare che erano corrette. E non lo erano.
Talvolta attribuisci un significato a eventi casuali o coincidenze che non significano niente ma che credi siano causati da qualcosa di più profondo e importante: se inciampi due volte nello stesso giorno non significa che sia un segno di sfortuna, maledizione, malattia o simili. Magari devi solo stare più attento.
Gli investitori del mercato azionario possono percepire modelli o tendenze nei prezzi delle azioni o nei movimenti di mercato. Questo può portarli a prendere decisioni di investimento basandosi proprio su questi modelli percepiti. Per esempio, potrebbero credere che un titolo che è aumentato di valore per numerosi giorni consecutivi continuerà a salire; oppure che un titolo che ora sta scendendo continuerà a farlo.
A dirla tutta, l’illusione del clustering non è una distorsione singola, in realtà ne comprende altre. Abbiamo già visto questa situazione nel primo libro, la rivedremo spesso qui e nei libri futuri: molti bias sono interconnessi quindi talvolta è difficile, se non impossibile, separarli e distinguerli. Ma d’altra parte ormai ho deciso di adottare questa classificazione e voglio seguirla per avere almeno un minimo di ordine nel casino che sto scrivendo.
Sappiate comunque che molti definiscono l’illusione dell’etichetta come un gruppo di bias.
Per esempio: non esiste nessuno schema nell’estrazione del lotto, quindi se un determinato numero non esce da molti anni ha comunque la stessa probabilità di uscire giovedì prossimo rispetto agli altri 89.
Nella roulette, se la pallina si ferma sul nero dieci volte consecutive, il bias potrebbe portarci a credere che è più probabile che la prossima volta si fermerà sul rosso. Ma la probabilità che la pallina si fermi sul rosso o sul nero rimane la stessa per ogni giro, è solo un’illusione psicologica. Vedremo meglio queste cose quando parleremo (capitolo 1.09) in modo più specifico della fallacia dello scommettitore.
Un altro esempio: se in un certo periodo un certo giocatore di una certa squadra segna molti punti può darsi che sia in ottima forma ma niente assicura che la serie positiva di risultati continuerà. Di questo invece parleremo meglio nel capitolo 1.10 relativo al fenomeno della mano calda.
L’illusione dell’etichetta nel marketing.
Vediamo come potrebbero fregarci con l’illusione dell’etichetta nel luccicante mondo del marketing.
Ci fregano quando raccolgono le pubblicità in determinati periodi dell’anno oppure in determinate aree geografiche. Questo ci fa apparire tale prodotto come più presente e desiderabile di quanto sia in realtà.
Ci fregano quando concentrano le recensioni positive a un prodotto: su determinate piattaforme online (Google, Amazon, TripAdvisor etc.), si può creare l’illusione che la maggior parte dei clienti sia soddisfatta piazzando in alto le recensioni più entusiastiche. Questo ci fa credere che il prodotto o il servizio sia di alta qualità.
Ci fregano quando selezionano “fior tra i fiori” alcune testimonianze che in genere non contraddicono la narrativa del brand e che quindi sono perfette per esaltare ciò che ci vogliono vendere.
Ci fregano anche quando utilizzano numeri e statistiche per farci sembrare un prodotto più popolare o efficace di quanto non sia in realtà. Non puoi uscirtene con una frase tipo “utilizzato da milioni di persone” senza specificare di cosa stai parlando: milioni? Quanti? Dove vivono? Ne sono davvero soddisfatti? Sono utenti attivi o no? Etc. Etc.
Ci fregano quando usano gli influencer per pubblicizzare i prodotti. Il nostro cervello bacato può pensare che se lo usa addirittura l’attore X o la modella Y lo useranno davvero tantissime persone. E no, non perché l’attore o la modella siano persone normali come gli altri ma perché se un brand può permettersi una celebrità (e se la celebrità non si vergogna di essere associata a quel brand) probabilmente si tratta di un gran bel brand che sarà già utilizzato da milioni di persone. Ora rileggi il paragrafo precedente.
Ci fregano quando si vantano di aver vinto premi e riconoscimenti in modo da creare l’impressione che un prodotto sia superiore alla concorrenza. Anche qui, cosa me ne frega se è il dentifricio più utilizzato dalle persone sopra il metro e settantadue di altezza che vivono in provincia di Matera? Ha davvero significato? È uno schema che può comunicarmi qualcosa? Direi di no.
L’illusione dell’etichetta nella disinformazione.
E nella disinformazione cosa succede? Beh, anche qui gli esempi di fregature sono davvero tanti.
Ti fregano quando usano reti di utenti ben coordinate per diffondere contenuti falsi in modo strategico. In questo modo puoi essere portato a credere che ci sia un consenso molto più diffuso di quello reale. La disinformazione, organizzata in cluster di contenuti che circolano su internet, crea l’illusione che ci sia anche una conferma reciproca tra i vari utenti. Così le persone credono che tali informazioni siano accurate. Se poi aggiungi il fatto che nella tua bolla cognitiva tutto assume un significato particolare e riecheggia confermando le tue convinzioni preesistenti fino ad amplificarsi a dismisura, hai trovato la tempesta perfetta del complottaro.
E infatti ti fregano anche quando manipolano le Pagine o gli “account ufficiali” creandone ad arte un certo numero e poi usandole per diffondere fake news, in modo da indurre l’utente a pensare che molti e diversi canali indipendenti non collegati fra loro stiano affermando la stessa cosa. È facile cadere nel tranello e bersi la favolina che l’informazione inoltrata sia corretta.
Ti fregano quando entri in un gruppo di discussione manipolato dove chi modera o amministra può influenzarti per promuovere una narrativa distorta. In questo modo si crea l’illusione che una certa cosa goda di un ampio sostegno dalla comunità online, perché vedo un trend o uno schema che non c’è.
E ti fregano quando creano modelli inesistenti, mostrandoti connessioni tra eventi casuali non correlati e facendoti credere che siano significativi. Per esempio, far notare una serie di numeri consecutivi e interpretarli come un segno o un messaggio segreto. La numerologia, tanto per dirne una, si basa proprio su una serie di bischerate pazzesche di questo tipo.
L’illusione dell’etichetta nella vita sentimentale.
Ci freghiamo quando, durante una relazione consolidata da molto tempo, interpretiamo in modo sbagliato comportamenti o eventi casuali dandogli il significato di segnali di problemi o di tensioni nella coppia. Questo accade anche quando potrebbero essere semplicemente frutto di circostanze esterne oppure di malintesi; ma noi ci fissiamo su una serie di cose probabilmente slegate fra loro e tendiamo a “unire i puntini” anche quando i puntini non hanno alcun nesso.
Ci freghiamo quando interpretiamo una serie di eventi isolati come sintomo di un problema più ampio nella comunicazione o nella relazione stessa. Pensiamo a un partner che non risponda immediatamente ai nostri messaggi, è possibile che ci venga in mente subito un tradimento o il crescente disinteresse verso di noi (ne parleremo per l’apofenia e per il pessimismo) mentre magari non è sintomatico di una crisi nella relazione: aveva semplicemente il telefono spento o forse ci sono altre spiegazioni altrettanto semplici e banali.
Ci freghiamo quando ci abbandoniamo alla clustering illusion che ci condiziona il cervello fino a farci credere che una serie di relazioni fallite o comunque di esperienze negative siano davvero indicative di una tendenza generale, infilandoci il pensiero che abbiamo qualcosa che non va, che non siamo adatti, che dobbiamo essere più cauti nelle relazioni future.
E ci freghiamo quando, all’inizio di una relazione sentimentale dove ovviamente tutto è rose e fiori (e lui ama lei e lei ama lui e ci sono le farfalle nello stomaco e senti le campane e tutto è meraviglioso e non ci lasceremo mai e tre mesi di noi e quanto è bella la vita) interpretiamo piccoli gesti o addirittura pure coincidenze come segnali inequivocabili che quella persona è senza dubbio “la persona giusta”. Potrebbero essere solo eventi casuali o comportamenti comuni, lo sappiamo. Ma in quel periodo una forza superiore ha deciso che non dobbiamo capire un tubo di nulla perché c’è da innamorarsi. Così si idealizza il partner, si ignorano segnali reali che potrebbero indicare la presenza di eventuali casini e si finisce col crogiolarsi nell’illusione di clustering.
Estratto da “L’arte delle fregature 2” di Lamberto Salucco





