L’illusione di validità (in inglese chiamata illusion of validity) è un pregiudizio cognitivo per cui si sopravvaluta la propria capacità di interpretare e di prevedere con precisione il risultato quando si analizza un insieme di dati. Avviene in particolare quando i dati che si stanno analizzando mostrano uno schema molto coerente, ovvero quando i dati “raccontano” una cosa. E la cosa strana è che, anche se conosci tutti i fattori che ti possono fregare, questo bias non molla.
In pratica credi che il tuo giudizio sia sempre accurato, in particolar modo quando le informazioni a tua disposizione sono coerenti.
Daniel Kahneman ha lavorato nell’esercito israeliano, dove ha valutato i candidati per l’addestramento degli ufficiali. Utilizzava la Leaderless Group Challenge per le valutazioni (trasportava i candidati su un percorso a ostacoli e assegnava loro compiti di gruppo), ma le sue previsioni sulle capacità di leadership si sono rivelate in gran parte inutili nel lungo periodo. Nonostante l’evidenza del fallimento, la fiducia del team nelle loro valutazioni non è cambiata. Avrebbe dovuto e invece non è cambiata.
Vediamone un altro. Seconda Guerra Mondiale, un ufficiale suggerisce di rimuovere le torrette dei bombardieri per renderli più agili ma il comandante rifiuta perché crede che gli artiglieri siano fondamentali. Le statistiche dimostrarono poi che molti militari erano morti inutilmente a causa di questa illusione. Passiamo agli esempi quotidiani.
L’illusione di validità nel marketing.
Data la natura di questo bias, gli esempi nel mondo del marketing sono legati alle aziende quindi stavolta la fregatura è per quelli che in genere cercano di fregare noi.
Restano fregati quando sottovalutano l’importanza delle ricerche di mercato per capire necessità e gusti dei consumatori, magari sopravvalutando la propria capacità di intuizione.
Ma il problema non è meno grave se, invece di sottovalutarle, ripongono eccessiva fiducia nelle previsioni di mercato basate su modelli statistici o sull’analisi dei dati senza mettere in conto la variabilità delle situazioni e i possibili errori di valutazione.
Restano fregati quando ignorano volontariamente opinioni e recensioni dei clienti sui social o simili. Il risultato sarà probabilmente un disastro perché sottovalutare il feedback dei consumatori non ti permette di migliorare i tuoi prodotti.
Allora magari decidono di creare focus group per parlare dei prodotti e scoprirne i vari punti di forza e quelli di debolezza. Ma se ti fidi ciecamente dei risultati dei focus group o anche dei vari test di prodotto e non consideri che anche tali strumenti possano avere a loro volta punti di forza (e fin qui tutto bene) ma anche di debolezza (come, per esempio, la composizione del gruppo selezionato) stai rischiando.
E nello stesso modo restano fregati in molte altre situazioni. Quando basano una decisione sull’intuizione di un dirigente che potrebbe avere mille problemi come pregiudizi personali o anche bassa competenza. Quando si affidano più o meno inconsciamente al passato tipo: “le strategie utilizzate molti anni fa sono ancora le migliori”. Oppure “abbiamo avuto molto successo in passato, lo avremo sicuramente in futuro” etc. Avevo promesso un capitolo breve, passiamo oltre.
L’illusione di validità nella disinformazione.
Eh, qui non è facile. In realtà si potrebbe parlare di tutto e di nulla perché non è semplice distinguere, ci potrebbe rientrare qualunque cosa. Cercherò di non farmi abbagliare dai bias. Il concetto, ricordiamo, è che penso di essere bravo a giudicare una cosa se i dati (o i risultati) che ho mi sembrano coerenti.
Quindi mi fregano quando mi mandano un link a un articolo con un titolo accattivante e sensazionale? Sì, è possibile che sia stato scritto per suscitarti reazioni emotive e farti cliccare per guadagnare soldi e/o diffondere idee complottiste.
E mi fregano quando mi fanno vedere immagini o video senza verificarne l’autenticità? Sì perché potrebbero essere falsi, estrapolati dal contesto, manipolati, fuorvianti o addirittura creati da zero con una delle tante piattaforme di intelligenza artificiale generativa.
E mi fregano quando affermano che una certa notizia è vera perché l’hanno trovata sul profilo di un certo tizio su un certo social e tale post ha già tanti like, condivisioni e commenti? Sì, perché i social media possono essere una fonte di informazioni ma non si deve mai scordare la possibilità che possano essere utilizzati per diffondere disinformazione.
E mi fregano quando continuano a farmi vedere sui social sempre e solo i contenuti di una serie di utenti, nascondendo quelli di tutti gli altri? Sì, perché fanno in modo che tu sviluppi una forma di convinzione riguardo all’attendibilità di fonti di parte e che tu ignori la possibilità che tali fonti possano avere un’agenda politica o ideologica che influenza la veridicità delle informazioni divulgate. In aggiunta, queste fonti non saranno mai in conflitto con le tue convinzioni preesistenti ma verranno invece distorte proprio per alimentare il bias di conferma.
L’illusione di validità nella vita sentimentale.
Facciamo un paio di rapidi esempi dell’illusione di validità anche nel campo dei sentimenti.
Ci facciamo fregare quando cadiamo nella trappola di ritenere affidabili i “consigli di cuore” dei media, sia quelli classici come TV, radio e giornali sia i social. Ci tornano, ci sembrano coerenti, ci intrattengono, ci piacciono. Però stiamo magari ignorando la possibilità (per nulla remota) che tali consigli siano basati su una serie di stereotipi oppure di schemi narrativi estremamente semplificati.
Ci facciamo fregare quando confidiamo eccessivamente nelle possibilità offerte dalle app di incontri. Magari la fregatura sta nel fatto che potresti credere che trovare il partner perfetto sia semplice o addirittura certo. Il che significa che staresti trascurando del tutto la complessità delle relazioni umane.
Ma la fregatura potrebbe anche stare nell’alienazione che tali piattaforme possono provocare, specialmente nelle persone che hanno problemi a relazionarsi con gli altri, che mancano di autostima e che potrebbero trovare in simili tecnologie un modo per aggirare le proprie debolezze (molto bene) arrivando però magari a impigrirsi e a dipendere da loro per qualunque tipo di rapporto (molto male).
E ci facciamo fregare quando riponiamo fiducia nelle bischerate sulla compatibilità astrologica. Intendiamoci, non c’è niente di male a credere nell’oroscopo. C’è gente che nel mondo crede alle cose più disparate, andate a cercarle se non mi credete: il Prodigioso Spaghetto Volante, il Principe Filippo, il Kekistan, Scientology, l’Invisibile unicorno rosa, i cargo, Il Grande Lebowski, lo Slack, i funghi psichedelici e devo dire che le classiche religioni monoteiste non mi risultano molto più credibili. Però ecco, l’oroscopo mi fa davvero ridere.
E se una persona ha fiducia nella compatibilità astrologica tra i partner e crede che il successo della propria relazione possa dipendere dalla posizione di un certo pianeta al momento in cui è stato partorito, secondo me non sta bene di testa. Trascura la mancanza di evidenze scientifiche e si rincoglionisce con roba che non sta né in cielo né in terra. Ma che purtroppo mostra una certa coerenza. E l’illusione di validità fa il resto.
Estratto da “L’arte delle fregature 2” di Lamberto Salucco





