L’apofenia (in inglese apophenia) è il fenomeno psicologico per il quale la mente risponde a un certo stimolo, riconoscendovi uno schema che percepisce familiare anche dove in realtà non esiste alcuno schema. In genere, questo stimolo è un’immagine (e in questo caso particolare si parla di “pareidolia”) o un suono ed è uno stimolo spesso vago o completamente casuale ma che tu avverti come significativo.
Il tipico esempio è quando sei steso su un prato e guardi le nuvole nel cielo. Ti sarà capitato di vederci un animale, un volto di una persona o un simbolo. E magari ti sarà capitata la stessa cosa in strutture architettoniche oppure in formazioni naturali (rocce, alberi).
Se poi sei un vecchio metallaro come me, ti sarà successo negli anni ‘80 di provare a riprodurre qualche disco al contrario per verificare se davvero contenesse un messaggio “satanico”. Ovviamente sono tutte puttanate e venivano sfruttate in senso commerciale perché faceva figo avere un significato nascosto. Poi la gente ne avrebbe parlato e faceva molto comodo perché allora internet e i social non esistevano, in più avresti rovinato e ricomprato il disco, avresti probabilmente ricomprato anche la puntina del giradischi etc. Comunque, se ti è sembrato di sentire un messaggio inesistente è possibile (anzi probabile) che si trattasse di pareidolia.
Secondo alcune classificazioni, la fallacia dello scommettitore (che abbiamo trattato al capitolo 1.09) è una tipologia di apofenia. A me non sembra che sia così. Esiste anche in statistica, dove l’apofenia è un “type I error” ovvero un errore di tipo I o falso positivo (per esempio in un tribunale, un type I error corrisponde alla condanna di un imputato innocente) ma sto uscendo dal seminato. Ci rientro.
Consideriamo che ci sono persone che credono che il Governo voglia catturarle a causa di pattern che vedono nei media e negli eventi quotidiani. A volte pensano anche che le persone dalla tv parlino direttamente a loro, decisamente un esempio di delirio paranoico ma è proprio quel pattern che pensano di aver scovato per primi nel mondo che è un tipo di apofenia.
Apofenia e pareidolia nel marketing
Iniziamo ovviamente con la robaccia del marketing. Capita in più di una situazione: vedere un pattern dove non esiste è purtroppo una maledizione comune, succede davvero a tutti. E può portare a decisioni affrettate e sbagliate.
Per esempio, un direttore della comunicazione potrebbe interpretare erroneamente piccole e trascurabili fluttuazioni nelle vendite di un prodotto come indicatori di un trend invece significativo. Ma quelle variazioni potrebbero essere casuali e non rappresentare un vero pattern di consumo. E potrebbe anche vedere schemi anche nei feedback o nelle recensioni dei clienti, riconoscere correlazioni esatte tra una campagna pubblicitaria e gli attuali risultati di vendita, rilevare tendenze nelle risposte dei focus group, notare che le vendite di un prodotto aumentano in un certo giorno della settimana e concludere in modo affrettato che questo giorno sia il migliore per lanciare una campagna pubblicitaria etc.
Una delle idiozie più frequenti che ho visto nella mia carriera, per esempio, è attribuire il successo di un certo periodo a cause assolutamente irrilevanti. Tipo una modifica di pochissima importanza al design del sito web. Raramente un cambiamento di poca rilevanza porta a un aumento delle vendite. Succede, è vero, ma raramente.
E può anche rientrare nell’apofenia quel disturbo che porta chi si occupa di marketing per un’azienda a vedere il proprio logo ovunque. Ovunque. Anche in posti e in contesti che non sono per niente correlati. E dato che vedi ovunque il tuo logo, interpreti questa cosa (che sta avvenendo solo nella tua testa) come prova di grande successo e di grande popolarità. In realtà stai vedendo un pattern dove non esiste.
Apofenia e pareidolia nella disinformazione.
E ovviamente nella disinformazione, l’interpretazione errata degli schemi è ancora più frequente.
Una persona potrebbe interpretare messaggi enigmatici come indicazioni di verità nascoste o di cospirazioni e complotti anche se la lettura che ne sta dando è solo il risultato di una decodifica sbagliata oppure eccessivamente profonda. Abbiamo già accennato a una cosa simile quando parlavamo di Nostradamus e dell’illusione dell’etichetta (1.02).
Succede anche quando si vedono connessioni tra incidenti e presunte cospirazioni. “Unire i puntini” fra incidenti isolati significa spesso attribuire loro una causa comune o pensare di aver scoperto un fine (generalmente sinistro e segretissimo) dietro a eventi che magari non sono per nulla correlati.
Alcuni invece si fissano sulle ripetizioni delle parole, le analizzano, le studiano e poi decidono che hanno un certo significato. Ma vedere modelli nei dati casuali come il numero di volte che una certa parola viene ripetuta in un articolo di notizie, non è un superpotere.
Se conti il quante volte la parola “cambiamenti climatici” viene usata da una testata giornalistica non sei autorizzato a concludere che il Governo (o la CIA o Soros o tuo nonno) sta cercando di diffondere fake news sul clima per venderti le auto elettriche che ti faranno diventare omosessuale col gender del vaccino delle scie chimiche delimortaccitua.
Anche il fatto che tu abbia incontrato una certa persona due volte di fila dopo non averla vista per anni non è un segno del destino o di Dio. Hai solo incontrato una persona due volte di fila. Punto.
Apofenia e pareidolia nella vita sentimentale.
E questo come entra nella vita sentimentale? La maggior parte delle volte si tratta di non farsi fregare dagli schemi comportamentali che crediamo di aver identificato. Ovviamente gli schemi sono sempre quelli altrui, cioè: siamo sicuri che quei pattern che abbiamo notato siano significativi ma in genere solo per gli altri, noi ci riteniamo al di sopra di queste bischerate.
Se noti un cambiamento di routine nella vita (o negli interessi personali) del partner potresti credere che sia indicativo di qualcosa di negativo, come una crescente distanza emotiva o addirittura di una possibile fine della relazione. Magari invece no.
Potresti interpretare in modo sbagliato alcuni comportamenti del partner (per esempio rispondere in ritardo ai messaggi) e farli diventare un sintomo di un malessere o di un possibile tradimento. Ovviamente senza alcuna prova concreta a supporto.
A volte sbarelliamo davvero e mettiamo in relazione i nostri stati emotivi personali con presunti segnali del partner. Proiettare sugli altri le nostre insicurezze anche quando le connessioni di cui ci siamo convinti sono in realtà solo il risultato di un’interpretazione errata e decisamente incentrata su noi stessi, è davvero triste e inutile. Se non addirittura dannoso.
Ricorda un po’ quando il professore al liceo voleva vedere necessariamente una serie di significati complessissimi dietro alla frase scritta da un autore. Magari a quel tizio non era nemmeno passato per l’anticamera del cervello di scrivere una cosa e nasconderci cinquecento significati criptati. È pieno di meme che parlano di questa cosa, mi ha sempre fatto ridere.
Capita anche quando ti piace qualcuno e vuoi interpretare gesti banali come segnali di interesse da parte sua. Magari non c’è alcuna prova che sostenga questa lettura, magari era davvero solo un complimento innocente ma tu ci hai voluto vedere qualcosa di più.
Estratto da “L’arte delle fregature 2” di Lamberto Salucco




