More

    L’arte delle fregature 2 – 2.04 – Essenzialismo

    Questo capitolo sull’essenzialismo chiude il quadrittico dedicato agli stereotipi. Non ho voluto accorparlo agli altri perché secondo me può aggiungere qualche interessante nozione che completa quanto abbiamo già detto.

    Il bias dell’essenzialismo (essentialism in inglese) rappresenta una tendenza umana a fare ipotesi su un insieme di persone basandosi su una presunta caratteristica intrinseca o su un tratto fondamentale ed è una delle cause più frequenti di pregiudizi e discriminazioni.

    Per esempio, pensare che tutti i membri di una certa categoria, di un certo gruppo etnico o di un certo sesso condividano le stesse qualità può portare a trattamenti ingiusti e a una mancata comprensione delle differenze individuali.

    È ovvio che non tutte le categorie sono equivalenti. Distinguere milanesi e fiorentini è molto più difficile rispetto a distinguere minerali e piante. Ma non è forse proprio per questo che esistono i bias? Per semplificare queste distinzioni, infatti, entra in gioco (fra gli altri) il bias dell’essenzialismo. Ci porta a concepire i gruppi sociali come naturalmente ed essenzialmente distinti. Ed è così che sovrastimiamo quanto una persona sia davvero definita dalla categoria di appartenenza.

    L’essenzialismo ci porta a credere che possiamo dedurre molte informazioni su un tizio semplicemente in base al gruppo di cui fa parte. Ed è un’immane cazzata.
    Un bambino presume che gli uomini abbiano i capelli corti e le donne abbiano i capelli lunghi. Ma non significa che sia un modo efficace per classificare maschi e femmine. Non è una differenza essenziale, non è una differenza rappresentativa.

    È una cazzata.

     

    L’essenzialismo nel marketing.

    Un’azienda può presupporre che il consumatore si identificherà in alcuni stereotipi essenzializzati e utilizzerà questo assunto per creare messaggi pubblicitari in tal senso invece di riconoscere la diversità delle identità individuali e delle esperienze di vita.

    Lascerà intendere che il suo prodotto/servizio risolverà tutti i problemi di un individuo o di un gruppo, ignorando volontariamente la complessità dei problemi stessi e la differenze delle esigenze individuali. Per esempio un integratore alimentare che migliora istantaneamente la salute, la bellezza e la performance atletica.

    Utilizzerà generalizzazioni per associare il prodotto/servizio ad alcune caratteristiche intrinseche di un gruppo di persone, ignorando la diversità all’interno del gruppo. Per esempio un prodotto di bellezza che dona luminosità alla pelle di tutte le donne, fregandosene delle innegabili differenze tra le tipologie di pelle.

    Creerà messaggi pubblicitari che riflettono stereotipi essenzializzati. Assocerà il successo o la felicità a determinati ruoli di genere o a determinate caratteristiche fisiche, in contrasto con diversità e inclusività.

    Magari avrà anche minore attenzione nei confronti delle differenze culturali e individuali dei consumatori, convinta che si possano facilmente raggruppare in base a una serie di stereotipi essenzializzati, invece di impegnarsi a comprendere e apprezzare le diversità.

    E questo può portare a due ulteriori conseguenze.

    La prima è che potrebbe mostrare solo immagini di persone con caratteristiche simili (in genere famiglie bianche e benestanti) nelle campagne di marketing, suggerendo che all’interno di un gruppo non ci sia diversità. O magari associare la femminilità a immagini che suggeriscono delicatezza e sensibilità mentre per la mascolinità scegliere immagini che ricordano la forza etc.

    L’altro effetto potrebbe essere relativo al linguaggio. Usare un linguaggio che fa vedere il prodotto come una sorta di verità universale, tipo un detergente che diventa l’unico modo, per chiunque, per avere una casa davvero pulita.

    Oppure presentare un prodotto con frasi che lascino intendere che sia l’unico modo per “avere successo” in società. E questo ovviamente alimenterà sia un’eventuale insicurezza sia la sensazione di pressione sociale.

    C’è chi vede una conseguenza dell’essenzialismo anche nella limitazione delle possibilità di personalizzazione di un certo prodotto. Se l’azienda presume che il consumatore si adatterà agli stereotipi essenzializzati, non offrirà opzioni che siano atte a rispettare le individualità del cliente. Ma questo ci porterebbe troppo lontano.

     

    L’essenzialismo nella disinformazione.

    Qui, come già accennato per altri bias simili, il pericolo principale è probabilmente la riduzione dell’identità di individui o gruppi a una serie di stereotipi essenzializzati. Abbiamo già detto che, se ignori la complessità delle esperienze e delle identità delle persone, contribuisci alla continuazione dei pregiudizi e conseguentemente anche delle discriminazioni.

    Non puoi attribuire caratteristiche negative (criminalità, violenza, inaffidabilità, pigrizia, avarizia etc.) a interi gruppi etnici o religiosi solo perché ti basi su stereotipi essenzializzati invece che su dati oggettivi: stai fregando le persone.

    E non puoi sostenere che gli appartenenti a un’etnia o a una religione specifica abbiano il controllo del mondo perché alimenti la divisione e l’odio: freghi le persone.

    Non puoi diffondere stereotipi sulle capacità cognitive delle persone di determinate etnie o gruppi per far credere che alcune ”razze” siano intrinsecamente inferiori oppure superiori in termini di intelligenza: stai fregando le persone.

    E potrei continuare facendo lo stesso discorso per le caratteristiche fisiche, di genere, culturali etc. Il risultato è ancora lo stesso. Sono cazzate fatte apposta per fregare la gente. E poi la gente si frega anche da sola con i bias cognitivi come l’essenzialismo.

    Guarda caso è tutta roba che serve per semplificare il giudizio, non esistono bias per complicarsi la vita, per ragionare di più, per comprendere le varie complessità dell’universo mondo. No, i bias devono solo rendere le cose molto più semplici e molto più rapide.

    Ma quando pensi di ridurre un evento complesso a una narrativa semplificata e monolitica, ignorando la maggior parte delle sfumature, delle diverse prospettive e delle informazioni contrastanti stai a tutti gli effetti fregando le persone. O almeno stai fregando te stesso.

    Non esistono soluzioni o conclusioni semplici, definitive e veloci a problemi complessi. Non puoi semplificare le complesse dinamiche sociali e politiche attribuendo comportamenti o azioni a cause essenzializzate solo perché hai fretta. Lì per lì ti sembra di aver fatto una ganzata ma fidati, ti stai davvero fregando da solo.

     

    L’essenzialismo nella vita sentimentale.

    Qui dovrei riprendere il discorso iniziato nel capitolo precedente sugli stereotipi, in particolare sugli stereotipi di genere, perché l’essenzialismo è collegato in modo indissolubile con gli stereotipi. Però non lo farò, rischierei di rimettere una serie di cose che abbiamo già guardato.

    Sappiamo però che affermare che gli uomini sono naturalmente dominanti e razionali mentre le donne sono intrinsecamente sottomesse ed emotive è stupido. E che lo stesso vale per moltissime altre caratteristiche (uomo aggressivo, donna diplomatica – uomo competitivo, donna collaborativa etc).

    Alla fine si tratta proprio di rinunciare a un po’ di semplicità e di velocità in cambio di un po’ di pensieri, complessità, rompimenti di scatole. Anche le relazioni non conformi agli stereotipi di genere tradizionali (relazioni omosessuali, relazioni poliamorose) sono valide e da rispettare. Le dinamiche relazionali non sono affatto fisse e immutabili per natura, anzi: e se ignori la crescita personale e l’adattamento reciproco nel corso del tempo ti freghi da solo.

    Non esiste un unico modo “corretto” per vivere una relazione, fregatene degli stereotipi, abbraccia la diversità delle esperienze e delle preferenze individuali. Non vuoi convivere con la tua ragazza? E chi se ne frega? Non vuol dire che non tieni a lei. Non vuoi sposarti? E non vuoi avere figli? Non è questo che definisce una coppia.

    Ogni individuo è unico e ogni relazione comprende (almeno) due persone. Si tratta di un numero di combinazioni davvero infinito, le variabili sono incalcolabili. Smetti di pensare con schemi troppo rigidi, tanto non funzionano. Le relazioni non finiscono sempre per gli stessi motivi, i rapporti non sono sempre rose e fiori, tu non sei una persona perfetta e non stai con una persona perfetta, il tuo partner ha almeno un paio di fantasie sessuali che non ti ha ancora confessato e statisticamente è più facile che le confessi a una persona esterna alla vostra relazione, non a te. Fattene una ragione.

     

     

    Estratto da “L’arte delle fregature 2” di Lamberto Salucco

    Link per l’acquisto su Amazon

    L'arte delle fregature 2 - 1.01 - Falso ricordo - Lamberto Salucco

     

    Altri articoli con tag simili

    Supermegaboy – Ep. 27: “Lo spettacolo più grande del mondo”

    Era un pomeriggio di metà autunno a Firenze City, quando Supermegaboy e Adalberto Nabucco...

    10 Immagini, stock, editor etc. – Prontuario Semiserio di Digital Marketing

    Forza, vediamo di parlare ora un po’ di immagini e iniziamo dalla base, dalle...

    Assioma n° 39 – Serie TV 05/07/2020

    Nell’assioma 25 avevo trattato la serie TV Dark ma adesso, come preannunciato, è il...

    12 Lingua italiana, errori, refusi etc. – Prontuario Semiserio di Digital Marketing

    Non voglio rompere troppo l’anima con la questione della lingua italiana, sarà un capitolo...

    Assioma n° 10 – Pantaloni – 20/03/19

    Questo assioma riporta la data 20/03/2019, giorno in cui venne pubblicato ufficialmente su Facebook;...

    Pillole di Excel – 25 – Grafici

    A parte il fatto che non amo assolutamente l’argomento “grafici”, ritengo che sia una...
    spot_img
    Lamberto Salucco - Rebus Multimedia - Firenze

    Lamberto Salucco

    (Firenze, 1972) – Sono un consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), mi occupo di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesto il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non sono un giornalista), programmazione (ma solo Python), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), bias cognitivi (ma non sono uno psicologo), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non mi piace Access).