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    L’arte delle fregature 2 – 2.05 – Fissità funzionale

    Adesso parliamo di un bias abbastanza particolare. La fissità funzionale (functional fixedness in inglese) ovvero quel pregiudizio cognitivo che limita una persona a usare un oggetto solo ed esclusivamente nel modo in cui viene utilizzato da tutti, tradizionalmente.

    Questo “blocco” limita la capacità di un individuo di utilizzare i componenti che ha a disposizione per completare un’attività, perché non può andare oltre lo scopo originale di tali componenti.

    Un rapido esempio. Se hai bisogno di un fermacarte ma hai a disposizione solo un martello, potresti non vedere come il martello possa essere utilizzato come fermacarte. La fissità funzionale è questa incapacità di vedere l’uso del martello come qualcosa di diverso dal piantare chiodi, dalla sua funzione convenzionale.

    So che ti sembra semplice, so che ti sembra di essere immune a questa distorsione ma non lo sei. O almeno non lo sei sempre e in ogni ambito.

    Un esempio classico che si trova in molti testi è l’esperimento in cui alle persone vengono forniti una candela, una scatola di fiammiferi e alcune puntine da disegno. Lo scopo finale è attaccare la candela al muro e accenderla senza far gocciolare la cera sul pavimento.

    La soluzione sarebbe:

    1. svuotare la scatola dei fiammiferi
    2. usare i fiammiferi per sciogliere il fondo della candela
    3. attaccarla al fondo della scatola
    4. usare le puntine per fissare la scatola al muro.

    Per colpa della fissità funzionale, le persone spesso vedono la scatola solo come un banale contenitore per i fiammiferi.

    In pratica tutti quelli che chiamiamo “life hack” quando li vediamo in qualche video sono maniere per superare la fissità funzionale. Il nostro cervello normalmente vede un oggetto e lo pensa solo nel modo in cui l’ha sempre pensato. Una moneta serve per pagare qualcosa, non certo per avvitare una vite ma se ti manca il cacciavite la puoi anche usare così. Un bicchiere serve per bere e siamo tutti d’accordo ma può anche servire per “amplificare” il segnale audio di uno smartphone. È la famosa ars arrangiandi.

     

    La fissità funzionale nel marketing.

    In questo ambito, i problemi della fissità funzionale sono davvero diversi fra aziende e consumatori.

    Un’azienda potrebbe limitare l’utilizzo di un certo prodotto alle sue funzioni originarie, ortodosse. In questo modo potrebbe ignorare il potenziale per utilizzi alternativi o anche creativi. Riprendiamo l’esempio precedente del martello. Capisco che fare uno spot insegnando al pubblico che “puoi usarlo anche come fermacarte” sia ridicolo ma è vero che un martello può fare molte altre cose tipo rompere un vetro, aprire una scatola, estrarre chiodi da un’asse di legno etc.

    Oltre a questo, abbiamo la solita resistenza al cambiamento che, in effetti, può essere vista come una tipologia di fissità funzionale. Non proviamo nuovi mercati, non cambiamo il packaging, non modifichiamo la politica delle taglie, non cambiamo i processi produttivi etc.

    Ma la fissità funzionale colpisce anche (e soprattutto) noi consumatori, facciamo qualche esempio.

    Tipico discorso da genitore scemo. Per i miei figli solo il meglio. Le aziende vedono la tua idiozia e ti vendono versioni particolari di prodotti però destinati solo ai bambini, fatti apposta per loro.

    Uno shampoo o un sapone (tranne casi davvero particolari) vanno bene sia per minorenni sia per maggiorenni ma, sfruttando la tua fissità funzionale, ti fanno credere che i prodotti per adulti non siano sicuri o efficaci per i bambini sebbene spesso non ci siano grandi differenze. E ti fanno pure sentire in colpa se non compri la versione “bimbo”.

    Anche quando ti vendono accessori specifici per certe attività tipo cinture da yoga o calzini da corsa, stanno facendo leva sulla fissità funzionale per farti credere che un altro abbigliamento non sia adatto a queste attività.

    L’apoteosi però si raggiunge per pulizia e igiene. Esistono prodotti di pulizia specifici per ogni superficie o materiale (un detergente solo per i vetri, uno solo per l’acciaio inossidabile, uno solo per il legno etc).

    La fissità funzionale ti fa credere di dover acquistare un prodotto diverso per ogni uso, anche se magari (fatte sempre le dovute eccezioni in casi particolari) un prodotto multiuso sarebbe andato benissimo.

    E lo stesso dicasi per l’igiene personale. Parlando di “bellezza”, esistono prodotti diversi per ogni parte del corpo (per il viso, per il corpo, per le mani, per i piedi). Anche qui si tratta di sfruttare la fissità funzionale per farti acquistare più prodotti. Ma non sempre occorre un prodotto diverso per ogni zona del corpo, molte lozioni e creme sono efficaci per più parti.

     

    La fissità funzionale nella disinformazione.

    Nella disinformazione è facile far leva sulla fissità funzionale degli utenti per indurli a credere quello che vogliamo.

    Se creo il falso profilo di un esperto in un certo settore o di un personaggio pubblico e gli faccio condividere informazioni false, la fissità funzionale porterà l’utente a fidarsi di figure apparentemente autorevoli, ovviamente senza verificare l’autenticità né delle informazioni né del profilo. E lo stesso avviene con roba apparentemente seria come statistiche o grafici. Ma anche con le citazioni di personaggi famosi o competenti in materia, estrapolate dal loro contesto originale per far sembrare che supportino una certa fake news.

    Se uso hashtag di tendenza per condividere notizie inventate con lo scopo di legarle ad avvenimenti o a iniziative popolari, porto gli utenti ad associare automaticamente il contenuto condiviso, l’hashtag e l’affidabilità o la rilevanza degli avvenimenti e delle iniziative in questione.

    In generale è pericolosa l’incapacità di vedere oltre al racconto che ci è stato presentato, un problema che abbiamo tutti. Quando limitiamo la nostra analisi a una singola narrativa che ci viene presentata come una verità assoluta, ignoriamo tutte le altre prospettive e tutte le altre informazioni che la potrebbero contrastare.

    A quel punto siamo purtroppo pronti ad accettare acriticamente un qualunque articolo di fake news, preferibilmente che presenti una versione semplice di un evento complesso così ci risparmia il rompimento di dover cercare altre fonti e di dover considerare altri punti di vista.

    Non siamo consapevoli dei nostri pregiudizi e di come influenzano la nostra interpretazione della realtà. E non siamo immuni alla disinformazione, non siamo obiettivi. È triste ammetterlo ma i bias cognitivi e le nostre convinzioni preesistenti governano una parte rilevante del nostro cervello.

     

    La fissità funzionale nella vita sentimentale.

    Chiudiamo guardando in che modo ci facciamo fregare in ambito sentimentale dalla fissità funzionale. Qui la cosa chiaramente si sviluppa intorno a una certa rigidità interpretativa di ruoli e abitudini. Continuare a ripetere sempre gli stessi errori di comunicazione oppure a rimanere bloccati in ruoli fissi all’interno della coppia, anche se sappiamo che ne possono derivare seri problemi, non tanto per un’autentica decisione personale ma più per un’impossibilità di comprendere che siamo bloccati, quanto siamo bloccati e perché siamo bloccati. E la cosa triste è che, anche se ce ne dovessimo accorgere, saremmo talmente idioti e limitati da far finta di niente.

    E infatti ci manca spesso quella flessibilità che sarebbe necessaria per far funzionare le cose. Ci manca nella risoluzione dei conflitti e infatti utilizziamo sempre gli stessi approcci. Ma ci manca anche nella lettura complessiva del rapporto e infatti ripetiamo spesso schemi relazionali predefiniti senza considerare nuovi approcci che potrebbero anche portare miglioramenti.

    E ci manca anche nella pianificazione del tempo. Se abituo il mio partner che il giovedì sera vado a suonare con il mio gruppo, sarà difficile che riesca a farmi uscire dalla mia routine perché la fissità funzionale gli farà interpretare queste abitudini come inamovibili e impossibili da negoziare. In realtà le abitudini potrebbero essere tranquillamente ridiscusse al fine di raggiungere un equilibrio migliore nella coppia.

    E se poi, come sorta di ricatto morale, presentiamo questo hobby come parte integrante della nostra identità stiamo giustificando la quantità magari eccessiva di tempo che gli dedichiamo e che potrebbe essere sottratto alla coppia. Il risultato sarà che il partner si sentirà obbligato a tollerare tale situazione, anche perché convinto che questi interessi siano una parte essenziale e immutabile del nostro carattere.

     

     

    Estratto da “L’arte delle fregature 2” di Lamberto Salucco

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    L'arte delle fregature 2 - 1.01 - Falso ricordo - Lamberto Salucco

     

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    Lamberto Salucco

    (Firenze, 1972) – Sono un consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), mi occupo di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesto il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non sono un giornalista), programmazione (ma solo Python), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), bias cognitivi (ma non sono uno psicologo), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non mi piace Access).