Definirei l’ipotesi del mondo giusto (in inglese just-world hypothesis) un concetto, più che un bias cognitivo. Secondo questo concetto, si tende a credere che il mondo sia un posto moralmente corretto e che alle persone capiti sempre ciò che si meritano.
Le persone hanno un bisogno innato di credere che il mondo sia un posto giusto e che le cose brutte accadono solo alle persone cattive. È una convinzione spesso utilizzata per spiegare come mai si prova meno empatia per chi ha subito disgrazie.
In breve, si crede che tutte le azioni nobili vengano prima o poi ricompensate mentre tutte le azioni cattive alla fine vengano punite. Si attribuiscono conseguenze a una universale forza che ripristina l’equilibrio morale, quindi, generalmente implica l’esistenza del destino, della giustizia cosmica o della divina provvidenza.
Ed è pazzesco che le persone incolpino la vittima di un crimine della propria sfortuna invece di incazzarsi col criminale però (purtroppo) capita spesso. Molti, infatti, pensano anche che i poveri e i senzatetto siano responsabili della propria situazione.
L’ipotesi del mondo giusto può quindi portare a una mancanza di empatia per coloro che hanno subito delle disgrazie, nonché alla tendenza a incolpare le vittime per le proprie sventure. Questo ci conduce dritti dritti a un mondo in cui agli svantaggiati non vengono offerte le stesse opportunità dei privilegiati.
In un caso di stupro questa distorsione spiega perché le persone non riescono a gestire il fatto che qualcosa di ingiusto sia accaduto alla vittima. Per preservare la mentalità del ‘ti succede quello che ti meriti’ devi considerare la vittima in qualche modo imperfetta.
Ti suona familiare? La sua gonna era troppo corta, è sempre troppo amichevole con gli estranei, aveva bevuto troppo, se l’è cercata.
L’ipotesi del mondo giusto nel marketing.
Nel marketing, questo concetto è presente in numerose campagne pubblicitarie.
Si possono creare programmi di fedeltà (magari a punti) con premi attraenti e incentivi esclusivi per i clienti più fedeli. Così si suggerisce che la lealtà al brand porterà senza dubbio ricompense e vantaggi.
Si può utilizzare la just-world hypothesis per suggerire che chi acquista certi prodotti avrà accesso a una vita migliore e più gratificante. Basta presentare X come chiave per raggiungere successo e felicità, implicando che chi compra X è destinato a star bene perché acquistando X se l’è meritato.
Si mostrano immagini di persone che hanno fatto successo grazie a X e si crea l’associazione mentale tra prodotto e risultato positivo. Il messaggio nascosto è che chiunque utilizzi X può ottenere gli stessi risultati.
E allora giù con le varie testimonianze di clienti che hanno avuto esperienze positive con X, così si dà l’impressione che siano tutti clienti soddisfatti e si conferma l’idea che chi acquista X fa la scelta giusta e quindi si guadagna la felicità.
E giù con i testimonial celebri e gli influencer di successo, per suggerire che il loro successo sia il risultato diretto dell’uso del prodotto X.
E giù anche con i case study positivi che dimostrano (secondo loro) come il prodotto X abbia contribuito in modo determinante al successo di persone e aziende, per creare il solito automatismo “il successo è garantito per chi compra la nostra roba”.
L’ipotesi del mondo giusto nella disinformazione.
Vi sembrerà strano ma questa distorsione è più legata alla disinformazione di quanto possa sembrare, vediamolo insieme.
Partiamo facile: le teorie del complotto affermano in genere che solo le persone che “aprono gli occhi”, i cosiddetti “risvegliati”, meritano di conoscere i fatti che i Governi e le élite ci tengono nascosti. È un buon modo per attirare chi crede che il mondo sia giusto e che solo chi lo merita davvero possa scoprire la verità. Ovviamente chi crede in queste puttanate pensa sempre di essere fra i giusti, fra i risvegliati che hanno aperto gli occhi e che quindi meritano di sapere come stanno davvero le cose.
Andiamo oltre: sostenere che un popolo che soffre a causa di una guerra, lo meriti a causa del loro Governo o del loro passato è una stronzata colossale. In questo difficile periodo storico stiamo vedendo Gaza, Israele, Ucraina, Russia, Mozambico, Yemen dilaniate da conflitti che, come sempre, pagano le popolazioni, specialmente le persone più deboli. Chi crede nel mondo giusto spesso accetta questa narrativa, finendo per giustificare ingiustizie e violenze contro persone innocenti.
Un ultimo esempio: ci sono fake news che diffondono l’idea che le vittime di un terremoto oppure di un uragano sono morte perché non seguivano pratiche religiose o morali adeguate. Ricordiamoci sempre geni assoluti come il patriarca ortodosso Filaret, il cardinale Burke, il vescovo Castro, il il salesiano Wilczyński, l’ex nunzio apostolico Viganò (e mi fermo ma cercateli, ce ne sono decine, di tutte le religioni del mondo). Affermarono che Il coronavirus era la punizione di Dio per i matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Chi crede all’ipotesi del mondo giusto condivide la narrativa che colpevolizza ingiustamente vittime innocenti e che riduce l’empatia nei loro confronti. E di conseguenza riduce anche il desiderio di aiutare.
L’ipotesi del mondo giusto nella vita sentimentale.
Le fregature nella vita sentimentale arrivano anche a causa dell’ipotesi del mondo giusto. Strano, vero?
L’esempio più palese di questo è relativo ai tradimenti. Il partner che è stato infedele può cercare di rigirare la frittata con frasi tipo “Se fossi stato un partner migliore non avrei mai avuto bisogno di cercare affetto o sesso altrove. È colpa tua, te lo sei meritato”. Quindi becco e bastonato. Non solo c’ho le corna ma devo anche sentirmi colpevole perché con il mio comportamento e con la mia imperfezione ho provocato l’infedeltà. E ovviamente questo senso di colpa indotto rende anche molto più probabile che io sia incline a perdonare chi mi ha tradito.
La stessa cosa, purtroppo, accade quando una persona giustifica il comportamento violento del partner, sentendosi responsabile per le cose che deve subire in una relazione abusiva.
Frasi come “Sono stato provocato, te ne meriteresti il doppio” sono una vergogna che abbiamo sentito e letto anche troppo spesso.
Potrei andare avanti ma rischierei di ripetere cose già dette, avete già capito come funziona la questione.
Estratto da “L’arte delle fregature 2” di Lamberto Salucco





