Parliamo adesso dell’illusione di denaro (money illusion) ovvero della tendenza a concentrarsi più sul valore nominale dei soldi invece che sul suo valore reale, in termini di potere d’acquisto.
Data la natura stessa di questo bias, gli esempi saranno sicuramente limitati e un po’ a senso unico. Vediamo se riesco a mettere insieme le cose più importanti, anche considerando il fatto che spesso questa distorsione non agisce da sola e che abbiamo già parlato di alcune di queste altre “complici”.
Per esempio: valutando la proposta di salario che mi viene fatta durante un colloquio di lavoro, potrei non pensare al potere di acquisto attuale di quel tot di denaro ma fare un banale confronto con quanto sto guadagnando adesso. Oppure potrei “essere rimasto indietro” ai prezzi e ai costi di qualche tempo fa perché ce l’ho stampati nel cervello e quindi ignoro o sottovaluto l’inflazione. Ed è un errore identico a quello che potrei fare valutando un aumento di stipendio o una rivalutazione degli accordi commerciali, facendomi fregare dalla cifra che mi viene proposta senza considerare quanto è aumentato davvero il costo della vita.
L’illusione di denaro nel marketing
Nella comunicazione per vendere beni o servizi, l’illusione di denaro è decisamente importante.
Facciamo l’esempio di un esercizio commerciale che sia orgoglioso di promuovere i propri prodotti con frasi tipo “allo stesso prezzo di sempre”. Questo potrebbe indurre i clienti a pensare automaticamente che stiano facendo un ottimo affare perché “gli altri hanno aumentato il prezzo”. Ma pochi si chiederanno se la quantità del prodotto o se la qualità del prodotto saranno rimaste invariate o saranno diminuite per far fronte all’inflazione.
Pensiamo, ad esempio:
- ai pacchetti di sigarette da 19 invece che da 20
- alle bottiglie meno capienti
- ai sacchetti di patatine più vuoti
- alle confezioni con pochi grammi in meno di prodotto
e così via.
Ci fregano anche nelle pubblicità dei conti correnti dove il risparmiatore potrebbe non comprendere che l’inflazione si mangia il valore reale dei suoi risparmi piano piano ma in modo continuo. Un conto che ti offre un interesse apparentemente buono, ma che non tiene il passo con l’inflazione, potrebbe in realtà comportare una perdita di potere d’acquisto oggettivo per il cliente. Bisogna stare attenti.
E la fregatura potrebbe stare anche dietro a operazioni tipo “cashback”. Tali promozioni su acquisti costosi possono distogliere la tua attenzione dall’effettivo prezzo del bene. Perché ti focalizzi sul rimborso che riceverai dopo invece che sul costo iniziale più alto.
In parte può rientrare in questa categoria anche il fatto di fissare i prezzi appena sotto una certa soglia psicologica (€ 9,99 invece di € 10, € 24,99 invece di € 25, vedi anche il prossimo capitolo sulla legge di Weber-Fechner) per dare l’impressione ai clienti che tali oggetti costino meno. Da quando è arrivato l’euro sono praticamente tutti così.
Ultimo esempio: nelle app per smartphone si può parlare di money illusion anche per gli in-app purchase ovvero le microtransazioni che si possono effettuare all’interno di un’applicazione o di un gioco. Sembra di usare soldi del Monopoli, la percezione di spesa è più bassa ed è dilazionata come per gli acquisti a rate. Ma i soldi vengono spesi davvero.
L’illusione di denaro nella disinformazione
Le fake news in ambito finanziario sono, come chiunque può immaginare, all’ordine del giorno. Se togliamo la salute credo che i soldi siano il secondo argomento più sfruttato da chi tira fuori le bischerate che poi verranno condivise dai vari cialtroni sui social.
Però qui stiamo parlando di un bias ben preciso e, come ormai avrete capito, non è sempre possibile distinguere la distorsione che è entrata in gioco in quel preciso caso.
Un esempio che ricorre spesso è quello relativo al valore della moneta corrente. Le fake news possono esaltare ed esagerare il valore della moneta del proprio Stato rispetto alle altre valute. Questo porta a una sensazione falsa e ingannevole di sicurezza economica che può essere utilizzata come strumento di propaganda politica. Ovviamente non considerando affatto le variazioni del potere d’acquisto tra un Paese e un altro né tantomeno l’inflazione.
E vorrei andare oltre questo esempio perché se bisogna essere scemi per credere alle panzane economiche che parlano di valute, diffuse da siti che parlano (e pure male) di meteo e alieni, è davvero necessario essere rimasti senza sinapsi per il passaggio successivo. Ripudiare l’euro e voler tornare alla Lira. L’ho già scritto altrove e non lo ripeterò ma quanto devi essere cretino e frustrato per non capire che uscire dall’Euro sarebbe una catastrofe per l’Italia (e non solo) e che vuoi tornare alla Lira solo perché sei invecchiato e vorresti solo tornare giovane? Basta, ho dedicato anche troppo tempo a questa gente.
Esistono anche bufale che riguardano le politiche fiscali di un Governo. Si può voler portare la gente a credere che certe politiche fiscali messe in atto dalla Maggioranza siano state efficaci, riportando numeri sulle entrate fiscali che stanno aumentando. Ma ovviamente senza specificare che gli aumenti potrebbero essere semplicemente dovuti all’inflazione. Oppure a cause non connesse ai provvedimenti in discussione invece che a un’effettiva crescita dell’economia.
E le fregature sono le stesse anche per benefici sociali, per salari o pensioni. Se l’aumento ottenuto è più basso dell’inflazione, i beneficiari effettivamente riceveranno meno rispetto all’anno passato. Non è una gran conquista, perdete soldi.
A questi gioiellini appena esposti aggiungi disinformazione e notizie false:
- sul tasso di disoccupazione
- sulla crescita del PIL o di altri indicatori economici
- sugli aumenti spropositati del prezzo di beni essenziali
- sui “poteri forti” che controllerebbero segretamente l’economia globale generando crisi, pandemie e recessioni solo per trarne profitto.
Puoi così ottenere un pastone informe di idiozie che però ha il potere di far sembrare che l’economia stia andando molto meglio o molto peggio di quanto non stia davvero facendo nella realtà. E questo, amici miei, è un grosso problema.
L’illusione di denaro nella vita sentimentale
Qui sarò davvero breve. Voglio solo fare un accenno a un paio di cose che mi sembrano interessanti per questo bias anche se non agisce da solo bensì in collaborazione con altri cortocircuiti mentali.
Un esempio potrebbe essere relativo alla valutazione dell’affetto del partner in base al valore nominale dei regali che fa. Una persona, infatti, potrebbe colpire con regali molto costosi mentre sta peccando in altri e più importanti aspetti della relazione. Spendere di più non significa amare di più.
Un altro esempio potrebbe essere sulle discussioni relative al denaro. Hai presente quelle chiacchierate notturne drammatiche al tavolo di cucina illuminato dal neon, in cui i conti non tornano per nulla? Ecco, in quei meravigliosi momenti che tanto bene fanno alle coppie, oltre ai casini normali che chiunque avrà affrontato almeno una volta nella vita si aggiunge la mancanza di consapevolezza sul potere d’acquisto reale del reddito complessivo o anche dei risparmi che sono a disposizione.
Evitate queste cose, sono davvero la morte della relazione. Anche perché magari poi si decide di non andare a mangiare fuori o di non fare quel viaggio che volevamo. Ci si concentra su quanto costano effettivamente queste cose dimenticandosi di considerare il valore esperienziale e di relax psicologico che quelle esperienze portano. Così vi lascerete per via delle crisi di nervi ma avrete circa 1000 euro in più sul conto corrente. Che culo!
Ovviamente potrei dire lo stesso delle coppie che vivono continuamente sopra le proprie possibilità. Ma sarebbe un argomento che mi porta troppo lontano, preferisco fermarmi qui.
Estratto da “L’arte delle fregature” di Lamberto Salucco





