Iniziamo un trittico che comprende l’effetto aspettativa dell’osservatore, prosegue con il bias dello sperimentatore e si conclude con il bias dell’osservatore. Sono tre distorsioni simili, difficili da distinguere, facili da confondere che interagiscono l’una con l’altra. Insomma, sarà un gran casino ma ci proverò.
Iniziamo dal primo. L’effetto aspettativa dell’osservatore (observer-expectancy effect) si verifica quando un ricercatore si aspetta un certo risultato dall’esperimento che sta conducendo e quindi manipola inconsciamente i risultati. Oppure si trova a interpretare i dati in modo sbagliato con lo scopo di trovare proprio quel risultato.
Per evitarlo può essere utile procedere in doppio cieco ovvero una situazione dove tutti conoscono le stesse cose: per esempio se stiamo testando un nuovo farmaco, sia gli sperimentatori sia i partecipanti ignorano il tipo di trattamento assegnato, potrebbe essere il farmaco o potrebbe essere il placebo.
L’esempio classico è comunque quello dell’insegnante che si aspetta risultati migliori da un certo studente e che inconsciamente si comporta in modo da favorire il rendimento del suo “preferito”: potrebbe incoraggiarlo più degli altri o comunicargli maggiore fiducia, alterando l’attendibilità dell’esame e rafforzando la propria aspettativa iniziale. Questo capita anche nei rapporti interpersonali dove le nostre aspettative possono arrivare a influenzare il comportamento degli altri: se pensiamo che una determinata persona sia antipatica, è più probabile che si comporterà in modo scontroso con noi.
Le fregature possono essere molte: se già prima di assaggiarlo siamo convinti che un certo cibo sarà buono, tenderemo a percepire il suo sapore come più intenso e piacevole, se abbiamo la convinzione che una certa attività sarà noiosa può darsi che la percepiremo come più noiosa di quanto sia in realtà. E così via. Pare che questo bias fosse anche alla base della vicenda detta “Hans l’intelligente”, un cavallo che a inizio Novecento si diceva che sapesse fare calcoli. In realtà si scoprì che il padrone effettuava involontariamente piccoli movimenti quando la zampa, contando, raggiungeva il numero giusto.
L’effetto aspettativa dell’osservatore nel marketing
Pare strano ma l’effetto aspettativa dell’osservatore ha effetto (e nemmeno poco) anche nel marketing. Certo, dobbiamo essere un po’ elastici e non considerare ciò che avviene in un esperimento ma quello che succede nella mente di un acquirente.
Ci fregano quando un determinato brand utilizza una comunicazione che mette l’accento su qualità e innovazione. Quindi noi abbiamo altissime aspettative quando esce un loro prodotto. E non vogliamo neppure che tali aspettative vengano disattese, quindi potremmo vedere qualità e innovazione anche dove non saranno presenti.
E ci fregano anche con confezioni bellissime e fighissime. Perché se un prodotto è confezionato in modo elegante e di alta qualità non può essere una ciofeca. Siamo quindi già fregati ancora prima di aprire la scatola. Vi assicuro, per esempio, che il vino da 1 euro al litro travasato in bottiglie prestigiose, riesce a fregare molte, molte persone. Fidatevi, l’ho fatto.
Ma ci fregano anche con la fascia di prezzo di un certo oggetto. Il posizionamento di prezzo trasmette già una serie di aspettative al consumatore. Un prezzo alto fa subito percepire una qualità altrettanto alta.
La cosa strana è che il consumatore potrebbe pretendere che davvero il prodotto sia di altissima qualità e invece può anche darsi che “decida” involontariamente di non vederne i difetti ma solo i pregi, mischiando (come spesso capita), questo bias ad altri che abbiamo già trattato.
L’effetto aspettativa dell’osservatore nella disinformazione
Qui la situazione, a mio modesto parere, è un po’ più intricata che in altri bias. Già non è semplice distinguere e separare gli influssi di ogni singola distorsione, qui è a mio avviso particolarmente complesso. Farò comunque qualche esempio, vediamo come va.
Facciamo il caso di una fonte di notizie che generalmente è considerata più che affidabile. A un certo punto, da questa fonte vengono pubblicate una serie di informazioni inaccurate e di dati poco precisi. È possibile, anzi certo che gli utenti che si sono affidati a tale fonte in passato, si aspettino che quella fonte sia ancora affidabile e saranno più inclini a credere alla notizia falsa che è stata pubblicata e a diffonderla ulteriormente, specialmente sui social.
Facciamo però anche il caso di un giornalista che normalmente svolge un ottimo lavoro e che scrive articoli con dati verificati e fonti serie. Ma cosa succede se questo giornalista ha determinate aspettative su certi argomenti o avvenimenti? Può accadere che anche lui ci caschi, magari riportando o condividendo notizie non accurate per via dei propri bias. E magari anche della fretta che non è mai di aiuto.
Sarebbe bene anche ricordarsi dei cosiddetti “priming” e “framing” che ancora non abbiamo ricordato. Il framing è il modo in cui le informazioni o le notizie vengono presentate e può portare le persone a interpretarle in una certa maniera attraverso il priming. In pratica il framing ha a che fare con la nostra valutazione delle notizie mentre il priming con la nostra percezione delle notizie. Vabbè, non c’è spazio ed è roba che non si spiega in due righe: cercateli e leggete qualcosa a riguardo.
Comunque, se le bufale vengono incorniciate e presentate in modo da sembrare credibili o per lisciare il pelo a una certa parte politica, le persone più predisposte a credere narrazioni simili saranno più portate ad accettare (e purtroppo condividere) la fake news.
L’effetto aspettativa dell’osservatore nella vita sentimentale
Pareva impossibile non ritrovare nella vita di coppia anche questo bias. E non solo perché le questioni di cuore sono tutte un bias ma perché questo in particolare riguarda le aspettative.
Abbiamo già parlato delle aspettative sulla storia e sul partner, di come possano diventare pericolose e fuorvianti, di come si tenda poi a voler per forza vedere un certo significato dietro a determinati comportamenti. Abbiamo già parlato di come un partner, che cova sospetti (magari ingiustificati) sulla fedeltà dell’altro, potrebbe comportarsi in modo passivo-aggressivo e accusatorio creando alla fine reali tensioni. E finendo in un circolo vizioso che paradossalmente potrebbe portare l’altro a tradire sul serio.
Ma in un rapporto sentimentale, quando una persona non pensa più che provare a risolvere i conflitti sia utile, potrebbe non impegnarsi completamente nel processo di comunicazione.
E questo tipo di comportamento ha purtroppo il potere di far fallire realmente i tentativi di riappacificamento. Così il partner disilluso rinforza la propria idea iniziale che quel processo sia inefficace: le sue aspettative hanno trovato conferma.
Ma l’effetto aspettativa può anche agire sul modo in cui si interpretano i rispettivi ruoli come genitori. Quando uno dei due partner si aspetta che a occuparsi dell’educazione e della cura dei figli sia solo l’altro, si può arrivare a uno squilibrio nel carico dei compiti a sfavore del partner designato, incidendo in modo anche grave sulla salute e sulla stabilità della relazione.
Sempre parlando di genitori e prole, capita che si proiettino le aspettative sui propri figli, dando per scontate una serie di caratteristiche e di comportamenti che magari non corrispondono alla vera natura dei loro piccoli. Ecco che queste loro aspettative da innocenti si trasformano in pericolose e possono inconsciamente avere conseguenze negative e arrivare a influire sullo sviluppo e sulla formazione stessa del carattere dei bambini.
Estratto da “L’arte delle fregature” di Lamberto Salucco





