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    L’arte delle fregature – 4.07 – Bias dell’osservatore

    E siamo giunti alla fine della triade, ecco il terzo elemento. Il bias dell’osservatore (observer bias) influisce sul modo in cui le persone percepiscono e ricordano le informazioni, distorcendole a seconda delle proprie convinzioni, aspettative e desideri personali.

    È un cortocircuito che può avere effetti importanti sull’interpretazione della realtà che ci circonda. Ti può portare a vedere schemi, pattern e connessioni anche se non esistono, ne parleremo meglio per la convalida soggettiva. E, come spesso capita, ti può anche far ignorare informazioni molto importanti ma che non ti danno ragione e contraddicono le tue idee preconcette.

    Ha influenza anche su come si codificano e si richiamano dalla memoria sia le informazioni sia gli eventi. È un bias che agisce in modo inconscio e istintivo, non è affatto facile riconoscerlo (quando ne sei vittima) e liberarsene (quando l’hai almeno riconosciuto). Il problema è che può portare a decisioni e a convinzioni basate su una visione della realtà decisamente parziale e sbagliata.

     

    Il bias dell’osservatore nel marketing

    Il bias dell’osservatore nel mondo del marketing si può riferire alla tendenza delle persone a vedere ciò che si aspettano o che vorrebbero vedere in un messaggio pubblicitario, influenzando in questo modo sia la percezione sia la memoria di quel prodotto o di quella marca. Va da sé che anche qui gli individui non sono certo ricercatori ma normali spettatori e consumatori.

    Se mi piace un brand o un prodotto, potrei involontariamente ignorare una marea di informazioni negative su quel prodotto e concentrarmi solamente su quelle positive. Non è forse quello di cui tutti accusano i cosiddetti fanboy di Apple? Sei un fan dell’iPhone o del Mac quindi non sei per nulla affidabile quando si parla di Apple e dei suoi prodotti.

    Stranamente questo è uno dei pochi bias di cui sto scrivendo e che mi sembra di non avere. E sottolineo “mi sembra” perché ricordiamoci che il bias più potente e diffuso è quello che ti fa sentire immune ai bias, ci torneremo.

    Ci sono molte, moltissime altre fregature che ci aspettano, la maggior parte delle quali sono un nostro autogol. Diamo più peso alle affermazioni positive su un certo prodotto quando vengono condivise da un influencer o una personalità che ci piace e che ammiriamo, siamo più vulnerabili agli annunci pubblicitari che si allineano con le nostre credenze o coi nostri valori culturali perché sono in linea con le aspettative e con le credenze dell’osservatore (cioè noi), restiamo innamorati di un brand con cui abbiamo avuto un’esperienza positiva in passato e quindi vediamo come convenienti le offerte del suddetto brand anche se non lo sono, interpretiamo in modo positivo le comunicazioni pubblicitarie che ci propongono un prodotto che risolve un problema anche solo se desideriamo fortemente che quel certo prodotto sia in grado di risolvere quel certo problema.

    Siamo davvero senza speranza. C’è da dire a nostra parziale difesa che sono tanti contro uno perché non è che il bias dell’osservatore faccia tutto da solo, eh? È chiaro che il bias dell’osservatore interagisce con decine di altri bias e che non ti frega solo in fase di acquisto ma influenza tutto il processo di interpretazione del consumatore.

     

    Il bias dell’osservatore nella disinformazione

    Il bias dell’osservatore nell’ambito delle fake news e nella disinformazione si verifica quando gli utenti (che sono gli osservatori) interpretano oppure si ricordano di eventi in maniera parzialmente o completamente distorta, secondo le proprie aspettative, le proprie credenze e secondo i propri desideri preesistenti. In questo modo possono essere portati a credere a fatti, dati e informazioni che non corrispondono alla verità.

    Iniziamo dal fatto che la gente, quando si imbatte nell’affermazione che una fonte di notizie è affidabile anche se in realtà non lo è, non riesce a ignorare il messaggio. Gli scatta qualcosa nel cervello che porta le persone a crederci, almeno in parte.

    Se poi questa affermazione è stata fatta da qualcuno che fa parte del loro gruppo sociale o da qualcuno che ammirano perché rispecchia i loro ideali è davvero finita. Sta anche qui l’importanza dei Gruppi e delle Pagine Facebook, dei canali Telegram etc. Le credenze si rinforzano continuamente e tendono purtroppo a diventare granitiche. Pensate a una setta, funziona proprio così. E se tutti nel loro gruppo credono che una certa notizia sia vera, è ancora più probabile che la persona in questione accetti la notizia come vera, senza cercare di verificarla. E deridendo quelli che vogliono verificarla.

    Così, piano piano i gruppi diventano echo chamber. E noi sappiamo bene che le notizie false, quando vengono ripetute più volte, possono diventare accettate come vere perché ti suonano già familiari, perché la ripetizione può fare in modo che una cosa ti sembri più plausibile. Magari non ti ricordi dove però sai di averla già sentita altrove. Il tuo cervello va in cortocircuito e confondi la “pluralità” (inesistente) di fonti con l’affidabilità.

    Addirittura, di fronte a notizie vere e dimostrate che entrano in conflitto con le loro visioni, gli utenti possono arrivare a tentare di screditare fonti più che affidabili pur di non dover mettere in discussione le proprie opinioni incastrate nel cervello.

    Sappiamo che sbufalare le fake news e smascherare questi bias richiede uno sforzo di pensiero critico non indifferente e sappiamo anche che il nostro cervello è pigro. Si tratta di una lotta impari, l’unica cosa che possiamo fare è farci attenzione.

     

    Il bias dell’osservatore nella vita sentimentale

    Non ruberò tempo e spazio. Sugli affari di cuore abbiamo già detto tutto quello che c’era da dire parlando dell’effetto aspettativa dell’osservatore e del bias dello sperimentatore. Ma un paio di cose brevissime voglio aggiungerle.

    La prima riguarda il falso consenso. Tu hai valori, opinioni, progetti e senza alcun valido motivo decidi in modo completamente autonomo che il tuo partner condivide gli stessi valori, le stesse opinioni, gli stessi progetti. Tecnicamente non ha alcun senso, se ci pensi un attimo. Eppure succede. E non solo succede, ti incazzi anche quando qualcosa non ti torna perché la tua convinzione è che condividiate gli stessi valori, le stesse opinioni, gli stessi progetti. Ovviamente non è così nemmeno nelle favole, ti può portare a gravi frustrazioni e delusioni. Fattene una ragione.

    La seconda cosa è simile e riguarda le proiezioni dei desideri. Quando desidera con tutto sé stesso che una relazione o un matrimonio abbia successo, un osservatore potrebbe proiettare aspettative e desideri sul rapporto e/o sul partner, anche in questo caso attribuendogli comportamenti, intenzioni o sentimenti che non esistono se non nei desideri dell’osservatore.

    E non va bene nemmeno questo. Piuttosto va migliorata la comunicazione e dobbiamo digerire una volta per tutte che ogni persona è (meno male) diversa e unica.

     

     

    Estratto da “L’arte delle fregature” di Lamberto Salucco

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    Pubblicato "L'arte delle fregature - Prima Parte" di Lamberto Salucco - Rebus Multimedia

     

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    Lamberto Salucco - Rebus Multimedia - Firenze

    Lamberto Salucco

    (Firenze, 1972) – Sono un consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), mi occupo di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesto il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non sono un giornalista), programmazione (ma solo Python), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), bias cognitivi (ma non sono uno psicologo), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non mi piace Access).