Qui parleremo dell’effetto influenza continua (continued influence effect) che è la nostra tendenza, strettamente collegata al conservatorismo di cui abbiamo già parlato nel capitolo precedente, a farci fregare dalla disinformazione anche dopo che è stata corretta.
Le panzane già sbugiardate possono continuare a influenzare il nostro pensiero e i nostri giudizi anche dopo che abbiamo confermato che sono totalmente false. E come mai? Perché le informazioni possono formare una narrazione coerente che si incastra molto facilmente nelle nostre conoscenze precedenti e che diventa quindi difficile da modificare.
Pensiamo a un articolo che sostiene che un certo cibo o un certo ingrediente sono dannosi per la salute. Successivamente, magari, alcuni studi dimostrano che non è vero nulla ma molti potrebbero continuare a evitarlo, ricordandosi e basandosi sull’informazione originale. Anche se non è mai stata valida.
Oppure pensiamo a un atleta che viene accusato di doping. Sebbene in seguito sia risultato negativo ai test e ne sia stata dimostrata l’innocenza, può darsi che l’ombra del dubbio rimanga per sempre a causa delle iniziali accuse. È il famoso “intanto l’abbiamo detto, poi vedremo”.
Ci sono ancora oggi conservatori negli Stati Uniti che dicono che Saddam Hussein aveva davvero armi di distruzione di massa ma che non sono mai state trovate perché le distrusse all’inizio della guerra. Avevo anche fatto un accenno più di cento pagine fa ma magari non ve lo ricordate nemmeno più.
L’effetto influenza continua nel marketing
L’effetto di influenza continua nel contesto del marketing può principalmente portare i consumatori a essere influenzati da informazioni che non sono aggiornate oppure che sono state addirittura ritrattate, influenzando le loro decisioni di acquistare o meno un certo prodotto.
Ci freghiamo da soli quando in caso di richiamo di un prodotto a causa di problemi di sicurezza, ce ne sbattiamo allegramente. Perché l’effetto della popolarità iniziale ci impone di continuare a fidarci di quel prodotto.
Oppure il contrario. Quando sappiamo che quel prodotto è stato ritirato dal mercato una volta nel 1996 e ancora oggi abbiamo dei dubbi se comprarlo o no. Due estremi molto stupidi.
Ci freghiamo da soli quando un’azienda decide di modificare un prodotto, togliendo un certo ingrediente che sta facendo parlare molto, per esempio il famoso olio di palma. Ma noi non ci fidiamo perché a noi non la si fa e non lo compriamo lo stesso.
Ci freghiamo da soli quando troviamo online recensioni entusiastiche di un prodotto che risalgono al Mesozoico e che l’azienda continua a pubblicizzare. E magari ignoriamo quelle più recenti e che sono meno favorevoli. Siamo influenzati dalle vecchie recensioni e non consideriamo le nuove informazioni negative.
D’altra parte, esistono aziende che hanno cambiato logo e nome per staccarsi da cose accadute anni prima ma che non hanno risolto il problema. Perché gli utenti sono rimasti influenzati dai ricordi e percepiscono ancora il vecchio marchio.
L’effetto influenza continua nella disinformazione
Vabbè, qui è quasi inutile parlare. Questo bias è specifico per la disinformazione, cosa dovrei dirvi? Vi rovescerò un quintale di esempi, giusto per coerenza col resto del libro.
Ti fregano quando la diffusione di fake news sulle cure o sui pericoli sanitari (tipo la bufala che i vaccini causino l’autismo) resiste anche dopo che la comunità scientifica l’ha ampiamente smentita. Ma tanto ti diranno che il mainstream è venduto alle case farmaceutiche, che i fact checker sono soldatini di Bill Gates, che sei una pecora che crede a tutto, che la comunità scientifica non ha alcuna autorità etc. Così i genitori sono in dubbio se vaccinare i propri figli perché hanno queste tare radicate nel cervello.
Ti fregano quando idiozie come quella che dice che non siamo mai stati sulla Luna continuano a influenzare alcuni gruppi nonostante le smentite dettagliate. E non siamo mai usciti dall’atmosfera terrestre, lo spazio non esiste, le tute sono inadatte, il LEM è fatto di cartapesta, hanno girato tutto nel deserto dell’Arizona, Stanley Kubrick, la bandiera che sventola, nelle foto non si vedono le stelle etc.
Ti fregano quando ti dicono che un certo personaggio pubblico è coinvolto in uno scandalo e poi, se la notizia viene sbufalata e viene ritirata. Molti non si ricredono e continuano a collegare la persona a quello scandalo, influenzando forse per sempre il proprio giudizio. Perché la reputazione potrebbe restare macchiata e i lettori potrebbero continuare a credere a quella precisa narrazione, prescindendo dalla ritrattazione.
Le prime impressioni e i dati iniziali, anche se errati o fuorvianti, possono creare la cosiddetta “impronta mentale”. E può rivelarsi difficile da modificare o da cancellare, specialmente sui social.
Un post virale che sostiene un certo dato (che si scoprirà in seguito essere inesatto) lascia comunque un’impressione duratura. Persone che hanno visto solo il post originale potrebbero (volontariamente o meno) non vedere la correzione, influenzando così la propria comprensione di un problema o di un avvenimento.
L’effetto influenza continua nella vita sentimentale
L’effetto influenza continua nel contesto delle relazioni sentimentali e del matrimonio si manifesta quando le convinzioni o le impressioni iniziali continuano a condizionare il modo in cui vediamo il nostro partner o la nostra relazione. Nonostante le evidenze contrarie.
Per esempio, rimaniamo fregati quando il partner promette da tempo un certo cambiamento (potrebbe essere di passare meno tempo con gli amici dopo cena, per dirne uno) e l’immagine del partner “perfetto” che ha fatto la promessa persiste nella nostra testa. Anche se questo cambiamento non arriva.
Rimaniamo fregati se ci è capitato di tradire il partner e non riusciamo a riconquistare la sua fiducia nemmeno dopo il perdono e la riconciliazione. Perché, nonostante gli sforzi e i cambiamenti, chi ha subìto il tradimento potrebbe continuare a essere influenzato dal ricordo dell’infedeltà.
Rimaniamo fregati se, vivendo in una relazione tossica, il partner continua a fare gli stessi errori che migliaia di volte ha annunciato di non voler fare più. E noi continuiamo a perdonarlo. L’effetto influenza crea l’aspettativa che il partner cambierà, nonostante ci sia palesemente l’evidenza del contrario.
Rimaniamo fregati se continuiamo a vedere il partner molto attento e romantico solo perché lo era all’inizio della relazione. Adesso non lo è più ma non riusciamo a non guardarlo attraverso il filtro di quella prima fase (idealizzata) del rapporto.
Estratto da “L’arte delle fregature” di Lamberto Salucco





