“We notice flaws in others more easily than we notice flaws in ourselves” che sarebbe “Notiamo i difetti negli altri più facilmente di quanto notiamo i difetti in noi stessi”.
Qui tratteremo il bias del punto cieco e di come pensiamo di essere gli unici che non vengono fregati dai bias, il naïve cynicism e di come vediamo gli altri più polarizzati di quanto siano davvero e infine il naïve realism e di come abbiamo la convinzione che chi non la pensa come noi sia disinformato, brutto, sporco e cattivo.
5.01 – Bias del punto cieco
E finalmente, dopo averlo evocato più volte, siamo arrivati al bias del punto cieco (bias blind spot) che forse più che “bias” andrebbe definito “meta-bias”. Si verifica quando le persone negano di aver preso una decisione sotto l’influenza dei bias cognitivi. Ovviamente non ce ne rendiamo conto perché la distorsione è legata agli automatismi ma noi non riconosciamo quando siamo vittime di errori e crediamo di essere immuni ai cortocircuiti mentali.
Attenzione: non riusciamo a riconoscere i nostri pregiudizi e i nostri limiti cognitivi ma ovviamente vediamo con estrema chiarezza i bias e gli errori degli altri. La classica pagliuzza e la trave, donde il nome del capitolo.
Questo bias può quindi portare a un senso di superiorità e all’illusione di essere molto meno soggetti a errori di giudizio rispetto agli altri, facciamo qualche esempio.
In un dibattito politico, un candidato può facilmente evidenziare come il proprio avversario sia soggetto a bias di conferma perché cerca solo informazioni a supporto delle proprie convinzioni ma potrebbe non riconoscere che sta facendo esattamente la stessa cosa, disattendendo le informazioni che contraddicono le proprie posizioni.
Quando sei in macchina e stai guidando, ti infuri e maledici gli altri guidatori per varie infrazioni ma poi magari commetti gli stessi errori e ti giustifichi pure.
Quando le cose vanno male (pensiamo a un insuccesso personale oppure professionale) si tende a dare la colpa a fattori esterni mentre i propri successi vengono attribuiti alle nostre capacità.
Il bias del punto cieco nel marketing
Essendo un meta-bias che riguarda tutti gli altri bias potremmo fare infiniti esempi che però non aggiungerebbero molto a ciò di cui abbiamo già parlato. Preferisco citare invece pochi ma mirati casi.
Se un brand sa che i propri clienti sono fissati con la superiorità dei prodotti naturali, enfatizzerà questo lato nelle pubblicità così il consumatore non si renderà conto che quella preferenza che ha per il cibo naturale, biologico etc. potrebbe essere un bias e non riguardare davvero l’efficacia del prodotto.
È anche vero che il consumatore vuole sentirsi sicuro delle proprie decisioni e quindi il marketing non insinua mai dubbi che potrebbero costringerlo a riconsiderare le proprie convinzioni. La pubblicità tende piuttosto a rassicurare l’utente sulla validità delle scelte che sta facendo. Il marketing può infatti manipolare le persone e lodare la loro capacità di prendere decisioni intelligenti. Tipo sottolineare che solo una persona geniale sceglierà un certo prodotto. A questo proposito, vi ricordate l’espressione “Nei migliori cinema” o “Solo nei migliori alimentari”?
Utilizzando i dati degli utenti per targhettizzare le pubblicità sui loro interessi e sulle loro abitudini, si punta a promuovere prodotti che si allineano con le loro azioni. Così il consumatore non vede il bias nelle proprie precedenti decisioni di acquisto e accetta i messaggi pubblicitari che le confermano.
Lo stesso è valido per messaggi o immagini subliminali, oppure per il product placement. Posizionare prodotti in un film genera un effetto subdolo perché non viene percepito come promozione.
Anche l’aggiunta di emoji e faccine sorridenti nei post genera sensazioni positive che l’utente trasferisce senza rendersene conto sul brand e così non percepisce il bias che lo sta influenzando.
Il bias del punto cieco nella disinformazione
Anche nelle fake news facciamo un gran casino senza rendercene conto. La nostra polarizzazione non esiste ma quella degli altri ci risulta insopportabile, vero?
Vediamo i bias nei quotidiani di schieramento opposto al nostro ma non li riconosciamo nei media allineati con le nostre opinioni. Critichiamo gli altri per aver condiviso notizie senza verificarle ma potremmo non renderci conto che anche noi siamo in passato caduti nella stessa trappola. E, sempre a causa del bias del punto cieco, ci rifiutiamo di riconoscere che le nostre credenze potrebbero basarsi solo su pregiudizi e non su fatti.
Chi crea le fake news (carogna) sa come usare queste distorsioni a proprio vantaggio. La carogna fa circolare bufale basandosi sulla scarsa alfabetizzazione (digitale e non solo) degli utenti che non sanno riconoscere siti non affidabili o profili fake e che non riescono nemmeno ad ammettere tale incompetenza. E la carogna fa leva su stereotipi e preconcetti radicati, presentando narrazioni che li rafforzano senza che la vittima riconosca il bias che lo porta ad accettare acriticamente quelle informazioni. La carogna spaccia teorie complottare per “verità nascoste che solo menti non condizionate dal mainstream possono vedere” o per “rivelazioni che nessun altro ha il coraggio di fare”. E l’utente non percepisce che lo stanno fregando.
Il bias del punto cieco ha un ruolo chiave nella diffusione di disinformazione perché sfrutta l’incapacità delle persone di riconoscere i propri pregiudizi e la propria vulnerabilità alle bufale. E come si combatte? Con l’abitudine a dubitare anche delle proprie credenze e ricercando fonti diverse e affidabili per confermare o mettere in discussione le informazioni ricevute. Non sto parlando di mettere in dubbio la forza di gravità o altre idiozie simili ma di non prendere sempre tutto come oro colato.
Il bias del punto cieco nella vita sentimentale
E negli affari di cuore? Ovviamente valgono le stesse identiche cose già ricordate, il funzionamento è uguale. Potresti vedere che il partner è influenzato dal “bias di conferma” e ignorare di essere vittima della stessa cosa. Quando discutete, uno dei due potrebbe accusare l’altro di ricordare solo le volte in cui le cose sono andate male mentre magari pecca della stessa selettività nei ricordi.
Ti aspetti che il partner sia sempre comprensivo e di supporto nei tuoi momenti di stress. Ma sei altrettanto paziente quando è l’altro ad attraversare un periodo difficile? Ti vedi come il protagonista principale del successo della tua relazione ma è davvero così? Ti sembra che l’altro partner abbia reazioni irrazionali o eccessive. Ma è davvero così? E come giudichi le tue reazioni?
Quando una storia finisce, spesso incolpi l’altro per ciò che è successo. Ma qual è stato il tuo ruolo? Sei davvero la “vittima” di questa situazione? E ti pare il caso di fare tutto questo casino, magari mettendo di mezzo anche i figli e usandoli come armi?
Pensa, sempre.
Estratto da “L’arte delle fregature” di Lamberto Salucco





