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    L’arte delle fregature – 5.02 – Naïve cynicism

    Continuiamo dal sottocapitolo precedente perché quest’ultima parte del libro tratta in realtà dello stesso fenomeno analizzato da diversi punti di vista. Queste ultime due saranno quindi brevi integrazioni a quanto già detto in precedenza. Il cinismo ingenuo (traduzione orribile di naïve cynicism che non utilizzerò) è una distorsione cognitiva che si verifica quando vediamo, negli altri, pregiudizi egocentrici più grandi rispetto alla realtà. Cioè vediamo le persone ancora più schiave dei bias di quanto non siano davvero.

    Per esempio, nella comunicazione politica si possono scrivere notizie false o molto tendenziose, tanto si sa che il naïve cynicism porta gli utenti a credere facilmente alle critiche verso gli avversari: se il tizio oggetto della fake news è uno che ci sta sulle scatole saremo portati a credere qualunque bischerata su di lui.

    Pensiamo anche a un dirigente responsabile che insinui l’idea che i dipendenti non siano affezionati all’azienda e che non tengano davvero al proprio posto. Potrebbe usare questo bias per mantenere il controllo e per giustificare politiche lavorative più rigide di quanto ci si aspetterebbe.

     

    Il naïve cynicism nel marketing

    Anche nel marketing abbiamo già elencato diversi esempi che sono in parte dovuti a questo bias, vediamo di aggiungere qualche caso che ritengo interessante.

    Si possono usare recensioni false per screditare i prodotti dei competitor in modo da apparire migliori, sfruttando la scarsa capacità (e voglia) di verifica dei “consumatori cinici”.

    Si possono creare campagne pubblicitarie per evidenziare gli aspetti negativi della concorrenza facendo leva sullo scetticismo naif dell’utente, al fine di indirizzarlo verso un certo prodotto. In questo senso sono utili anche i paragoni non rappresentativi coi quali vengono messi in pessima luce i prodotti della concorrenza.

    Alcune aziende possono pubblicizzarsi volutamente come “imperfette” per fare appello al naïve cynicism degli utenti che potrebbero vedere queste aziende come più oneste e trasparenti rispetto alle aziende più grandi percepite come troppo commerciali.

    Chiudo accennando la questione degli influencer che cambiano idea. Quando una celebrità che in genere non supporta un determinato prodotto improvvisamente cambia idea, l’utente potrebbe ignorare l’incongruenza e fidarsi dell’opinione del VIP. Il “naïve cynicism” gli suggerisce che “se questa persona ora lo promuove, ci deve essere una buona ragione”.

     

    Il naïve cynicism nella disinformazione

    Nelle fake news e nelle truffe, viene sfruttata professionalmente questa distorsione mentale per far girare bufale, vendere prodotti falsi o estorcere denaro alle persone. La debolezza degli utenti è proprio il loro scetticismo superficiale. Quanti siti o canali social che promuovono tesi antisistema vengono sovvenzionati in questo modo? Si sfrutta il pregiudizio che i politici e le fantomatiche élite criminali mentano al popolo, ingannandolo per interesse personale. E sappiamo che il buon vecchio “noi” e “loro” funziona sempre, magari con l’aiuto di foto e video contraffatti anche grazie all’intelligenza artificiale.

    Poi si screditano fact-checker e debunker dipingendoli come stupidi burattini al soldo dei cattivoni, interessati solo a preservare la propria credibilità. Così chi diffonde fake news fa credere ai boccaloni che nessuno sia realmente interessato alla verità.
    In generale la tattica più efficace è dipingere i media mainstream come corrotti e influenzati da forze politiche o economiche: le persone, grazie al naïve cynicism, possono cedere più facilmente alla tentazione di rifiutare le informazioni provenienti da questi canali. E questo a prescindere dal fatto che magari presentano fatti veri e accurati, non è più importante. Importante per loro è invece accettare informazioni da fonti meno serie e meno attendibili ma che si allineano con il loro punto di vista.

     

    Il naïve cynicism nella vita sentimentale

    Il naïve cynicism in questo ambito spesso porta una persona ad attribuire al partner connotazioni negative senza che ce ne sia un reale motivo, dando per scontato che sia mosso da egoismo o che ci sia “qualcosa sotto”.

    Parlando di gelosia malata, si inizia a credere che ogni volta che il partner parla con qualcuno ci sia un pericolo e che non ci sia da fidarsi. Non sono necessari segnali reali, ci si può convincere che ci sia stato un tradimento oppure che non ci sia più un sincero interesse nella relazione e che l’altro resti con te solo per convenienza: soldi, casa, per non fare sparlare conoscenti e parenti etc.

    Ed è un meccanismo perverso che ti porta a non essere più oggettivo in nulla. Se il partner si comporta in modo perfetto e ci tratta bene, il naïve cynicism può portare a pensare che lo faccia solo per ottenere qualcosa. E da questi ragionamenti tossici non è semplice liberarsi.

     

     

    Estratto da “L’arte delle fregature” di Lamberto Salucco

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    Pubblicato "L'arte delle fregature - Prima Parte" di Lamberto Salucco - Rebus Multimedia

     

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    Lamberto Salucco - Rebus Multimedia - Firenze

    Lamberto Salucco

    (Firenze, 1972) – Sono un consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), mi occupo di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesto il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non sono un giornalista), programmazione (ma solo Python), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), bias cognitivi (ma non sono uno psicologo), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non mi piace Access).