E vai, siamo all’ultimissima parte! Anche questa sarà breve perché deve solo integrare bias del punto cieco e naïve cynicism. Nella psicologia sociale, il realismo naif (altra agghiacciante traduzione che non userò, stavolta di naïve realism) è la nostra tendenza a credere di essere oggettivi e che le persone che non sono d’accordo con noi siano sicuramente disinformate, irrazionali o di parte.
Anche il naïve realism lavora in collaborazione con molti altri pregiudizi cognitivi che ci portano a commettere errori quando pensiamo e prendiamo decisioni.
Per esempio, durante una campagna elettorale i candidati spesso giocano sul naïve realism degli elettori, affermando che la propria visione è l’unica possibile o logicamente valida o l’unica che difende la Patria o i confini o i più deboli o il Natale o la nostra bella lingua etc.
Così si portano gli elettori a non calcolare nemmeno la validità delle opinioni dell’opposizione, è più facile e veloce demonizzare l’avversario senza cercare un terreno comune.
Oppure pensiamo a come i mass media portano avanti gli stereotipi su alcuni gruppi sociali, etnici o di genere. Presentare una visione semplificata e senza contesto è perfetto per un pubblico che accetta quella come realtà assoluta, senza considerare mai la (molto più faticosa) complessità che è invece alla base di tutto.
Il naïve realism nel marketing
Nel marketing questo bias viene utilizzato per far credere agli utenti che comprare un certo prodotto sia la scelta più sensata e vantaggiosa. Le aziende possono cercare di posizionare i propri prodotti come se fossero lo standard per chiunque, insinuando che chi non sceglie quel preciso oggetto non è ben informato, non ci capisce nulla o non ha buon gusto.
Un altro esempio potrebbe essere sugli spot che presentano uno stile di vita desiderabile e di successo direttamente collegato all’acquisto di qualcosa. In questo modo si sfrutta l’associazione mentale tra quella vita rappresentata e la propria.
Ultimo esempio: l’eco-friendly. Brand che promuovono i loro prodotti come “verdi” o “sostenibili”, danno per scontato che tutti i consumatori vedano la sostenibilità come prioritaria, come valore assoluto universale e che criticheranno chi sceglie opzioni meno ecologiche, ovviamente anche quando questo vantaggio ecologico tanto sbandierato non è proprio chiarissimo o dimostrato in modo incontrovertibile.
Il naïve realism nella disinformazione
Probabilmente l’applicazione più frequente e palese del naïve realism al mondo della disinformazione è rappresentata dall’interazione con il bias di conferma. Gli utenti tendono a credere e a diffondere informazioni che confermano la propria visione del mondo (che ovviamente è la migliore, la più vispa, la più reale, la meno ingenua). Chi crea fake news sfrutta questo bias producendo bufale che si allineano perfettamente con le aspettative e le ideologie del target. E questo lavora insieme alle echo chambers sui social media, così le persone frequenteranno ambienti dove il loro punto di vista è costantemente riaffermato.
Ecco come si rinforza il naïve realism e si riduce la tolleranza verso altre visioni. E le interazioni diventano sempre più conflittuali.
Uno dei sintomi che ci troviamo in presenza di utenti polarizzati in questo modo è il deridere le opinioni altrui. Se etichetti le idee degli altri come “insensate” o “in malafede” potresti essere preda di questo bias e dare per scontato che gli altri dovrebbero vedere il mondo come te e condividere i tuoi giudizi. Quando poi ti rendi conto che una delle cose ormai più diffuse sui social è l’emoticon che ride, messa per deridere e per sminuire i contenuti, ti rendi conto di quanto il naïve realism sia reale e presente.
Il naïve realism nella vita sentimentale
Anche qui eviterò ripetizioni inutili e mi limiterò a un solo esempio che però credo che aggiunga qualcosa a quanto detto precedentemente.
Pensiamo a un partner che si senta criticato e che dica all’altro “il problema sei tu perché stai interpretando male le mie azioni” colpevolizzando la sua percezione per deresponsabilizzarsi. Se ci troviamo in una relazione tossica, il manipolatore può sfruttare il naïve realism dell’altro per negare l’abuso, facendogli credere che si tratti solo di una sua distorta visione della situazione. Esattamente come in caso di corna, il traditore cerca di convincere l’altro che i sospetti sono solo paranoie, un classico.
Estratto da “L’arte delle fregature” di Lamberto Salucco





