Andrea Sacchetti (alias doc. NEMO) ha scritto un’ottima recensione di Metempsicosis per Rockoteque.

Lo ringraziamo e invitiamo tutti a fare un giro sul sito Rockoteque.it: davvero ben fatto e professionale.

 

L.E.S. potrebbe ricordare l’articolo determinativo plurale (sia maschile che femminile) della lingua francese, invece è l’acronimo del trio fiorentino composto da Lazzeri, Ermini e Salucco. Fa sempre piacere avere a che fare con una realtà conterranea, realtà attiva dal 1999 e giunta con Metempsicosis al suo terzo prodotto in studio autoprodotto.

I L.E.S. sono un progetto interessante per la loro capacità di equilibrare il gusto per strutture complesse derivate dal progressive rock e metal con elementi di ambient e psichedelia; non senza un certo senso per la melodia e l’orecchiabilità. Ancor più interessanti per la scelta di esprimersi in lingua italiana, i nostri si potrebbero descrivere come eredi della tradizione progressive nostrana. P.F.M., Banco del Mutuo Soccorso, Area con l’aggiunta di elementi più integralmente metal Dream Theater, Pain of Salvation su tutti e degli immancabili Pink Floyd. Il tutto in un’unità resa armonica attraverso un attento lavoro su arrangiamenti e atmosfere, adattati alla perfezione ai temi e alle liriche proposte.

La metempsicosi, o trasmigrazione dell’anima, è una credenza antica e diffusa in diverse culture; ma viene spesso ricordata in riferimento alla dottrina filosofica di Pitagora e all’orfismo greco. Secondo tali credenze, l’anima era sottoposta a continue reincarnazioni in altri esseri ed era condannata a tale trasmigrazione fino alla sua totale catarsi (=purificazione). L’anima era considerata infatti condannata alla vita corporea per l’esito drammatico di una colpa che l’avrebbe condotta a questo destino.

Bene, il complesso e articolato concept (nato tra 2004 e 2005) che sottostà a Metempsicosis è proprio questo; l’album è il racconto di un’anima e delle sue peripezie attraverso le diverse forme che assumerà fino alla sua redenzione finale. Dalla colpa originaria, vissuta attraverso il proprio corpo, la seguiremo reincarnarsi in elementi naturali (un filo d’erba, una nuvola), in animali (un cervo, un volatile, un baco), in altri esseri umani (un condannato a morte, un amante, un neonato). Il tutto ben reso nell’artwork di copertina, dove le diverse immagini si sovrappongono all’interno di un orologio che segna 13 ore Quasi a voler simboleggiare che per l’anima l’ultima ora scocca in un dato temporale che sfugge alla scansione umana. Tra le tracce, suoni inquietanti che ricordano il brusio dell’arrestarsi di un nastro o della perdita di segnali; quasi a dare un corpo profano e mediatico a questo trasmigrare dell’anima.

Il tutto viene reso e raccontato attraverso lo stile dei L.E.S. che abbiamo descritto; con una musica che va in pratica a offrire la soundtrack ideale per tale lavoro e conferma l’attitudine alla colonna sonora che caratterizza il gruppo fin dagli esordi. Così partendo dalla prima traccia Fuori di Me dove cogliamo la condizione dell’anima intrappolata «dentro questa macchina impazzita», nell’atto di compiere un omicidio, comincia il nostro viaggio; siamo qui accompagnati da un sound e una struttura progressive metal ben equilibrate con la melodia e da una voce narrante tagliente e decisa.

Di qui passeremo per diversi episodi di gran qualità tra cui bisogna segnalare senza dubbio la successiva Un Filo d’Erba, figlia di umide suggestioni paesaggistiche e climatiche degne della P.F.M.; la dolcezza disperata e commovente de L’Amore che non Ho Avuto; la furia metallica, solenne e spietata de La Preda; l’atmosferica Nuvola e la tetra ninnananna incastonata nei ricordi frammentari di un bimbo in Ciò che si È Perso. Una nota a parte invece per la title-track, lunga strumentale nella cui architettura sonora si intuiscono chiaramente le influenze Dream Theater.

Ancor più lunga, misteriosa ed ermetica l’ultima traccia (che vede peraltro la collaborazione della voce di Elena Giachi) dove l’anima sembra trovarsi faccia a faccia con sé stessa in una situazione paradossale ed extratemporale in cui subisce la violenza che ha inflitto nel primo episodio dell’album. È qui la catarsi, l’atto di purificazione attraverso cui l’anima può separarsi dal corpo e dal destino della metempsicosi ritornando all purezza originaria? La risposta resta aperta.

L’ottimo lavoro di registrazione e di postproduzione (svoltisi tra Studio Casina e Koan Studio) permettono di apprezzare fino in fondo le capacità versatili di questo trio. L’estrema varietà di atmosfere e arrangiamenti è però tenuta insieme da un’impronta di personalità non indifferente; i L.E.S. sembrano essere riusciti a trovare la loro formula, il loro marchio di fabbrica. Uno stile con cui contraddistinguersi senza risultare l’ennesimo coacervo di influenze disparate con cui capita spesso di avere a che fare. Un peccato constatare che una band con queste capacità non sia ancora riuscita a farsi notare da qualche etichetta indipendente attraverso cui trovare la giusta promozione.

Ma allo stesso tempo è un piacere notare che in Italia esistono gruppi capaci di affrancarsi tanto dal provincialismo musicale imperante, quanto dall’adesione a stilemi esteri che ne vanificano la personalità. Le composizioni dei L.E.S., pur rendendo atto di diverse influenze, restituiscono capacità creative che stentano a emergere dalle nostre parti. Difficile dire se Metempsicosis costituirà un evento epocale o se sia soltanto un prodromo. Ma senza dubbio si tratta di una realtà di tutto rispetto che rende giustizia al lavoro e all’impegno del trio fiorentino.

doc. NEMO – Rockoteque

 

http://www.rockoteque.it/Recensioni-review/l-e-s-metempsicosis/