Piuttosto che con valore disgiuntivo

Do they use language to seduce, charm, excite, please, affirm and tickle those they talk to? Do they? I doubt it. They’re too farting busy sneering at a greengrocer’s less than perfect use of the apostrophe. Well sod them to Hades. They think they’re guardians of language. They’re no more guardians of language than the Kennel Club is the guardian of dogkind.

Il grande Stephen Fry critica così coloro che sono refrattari ai cambiamenti nella lingua ufficiale e vogliono difenderla a ogni costo.

Mi ci riconosco pienamente e lo ammetto. Mea culpa. Resta il fatto che mi viene il voltastomaco quando sento espressioni usate a vanvera.

E il problema non è tanto l’errore in sé visto che tutti sbagliamo continuamente.

Il dramma vero, secondo me, risiede nella soddisfazione dell’errore ovvero nel fatto di sbagliare pensando di fare una cosa “ganza”.

L’esempio eclatante è l’utilizzo del famoso “piuttosto che” con valore disgiuntivo.

Questo orrore linguistico è di chiara provenienza lombarda e richiama una pseudo-cultura snob/radical chic. Voglio dire che “fa fico” usare questi modi di dire e che si avverte un certo compiacimento della persona che lo utilizza.

Ovviamente i giornalisti (specialmente in televisione) hanno subito accolto tale aberrazione contagiando gli spettatori di tutto il Paese, in particolare quelli più influenzabili.

Talvolta capita di doverlo pure leggere sulla carta stampata.

Ecco un passaggio di Gino Strada riportato dall’Accademia della Crusca come esempio di errore: “… di questo passo, saranno gli omosessuali piuttosto che i poveri piuttosto che i neri piuttosto che gli zingari ad essere perseguitati“.
Questa frase non è facile da capire. Sembra che verranno perseguitati gli omosessuali invece dei poveri, neri o zingari. In realtà il significato sarebbe che la persecuzione colpirà omosessuali, poveri, neri e zingari indistintamente.

L’Accademia della Crusca avverte che questo utilizzo errato dell’espressione “piuttosto che” è pericolosa non tanto perché “in contrasto con la tradizione grammaticale della nostra lingua” ma perché “può creare ambiguità sostanziali nella comunicazione” e “compromettere la funzione fondamentale del linguaggio”.

Mi spiace Stephen Fry ma non è solo questione di non godersi l’evoluzione (involuzione?) della lingua.

Di questo passo finiremo per non capire più il senso di una frase.

 

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Lamberto Salucco

(Firenze, 1972) – Sono un consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), mi occupo di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesto il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non sono un giornalista), programmazione (ma solo Python), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), bias cognitivi (ma non sono uno psicologo), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non mi piace Access).
 

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