Non so voi, ma a me i nuovi sacchetti biodegradabili di cui i supermercati tanto si vantano proprio non piacciono. Quelli ultrasottili il cui spessore è più vicino a quello di un profilattico che di una busta degna di tale nome. E siamo sicuri che siano veramente biodegradabili?
Sicuramente non ho i mezzi per testarlo e sono costretto a fidarmi, ma l’impressione che ho è che siano i soliti sacchi di prima ma con meno plastica impiegata per la loro realizzazione.
Sono capienti dal punto di vista volumetrico almeno quanti i precedenti, ma in fatto a tenuta? Soffrono il peso tanto che 2 litri di latte e due chili di zucchero già mettono a rischio sfondamento la busta, sono assolutamente fragili. Troppe volte mi è capitato di trovarmi il sacchetto strappato dallo spigolo di un cartoccio di latte.
Dicono però che utilizzando questa nuova tipologia si vada incontro all’ambiente perchè in teoria dopo dieci anni la busta dovrebbe non esistere più; permettetemi però di dubitare e lamentarmi, dovreste esserci abituati oramai. Mi dà fastidio camminare sul marciapiede carico di sacchetti della spesa e sentire improvvisamente alleggerirsi il peso della mano sinistra accompagnato da un rumore di barattoli e cartocci rotolanti.
Voglio una dimostrazione che non mi obblighi a conservare sacchetti biodegradabili per 10 anni: allora imparerò ad apprezzarli.







