La lingua è perennemente in evoluzione. È sempre stato e sempre sarà così.
Fatta questa ovvia ma necessaria premessa mi sento di dire che “est modus in rebus”.
L’utilizzo della lettera “k” in sostituzione delle lettere “ch” può risultare utile quando il contesto è:
- limitato in termini di spazio (non è possibile digitare un numero di caratteri sufficiente per esprimere un concetto)
- limitato in termini di tempo (il tempo a disposizione per esprimere il concetto non è sufficiente)
- abbastanza informale da permettere espressioni che altrimenti risulterebbero quantomeno fuori luogo.
Il problema dello spazio disponibile si presenta esclusivamente durante la scrittura in determinati ambienti (siti web, form particolari etc…) o di un SMS col telefono cellulare. Volendo essere pignoli credo che risulti chiaro a chiunque che risparmiare un carattere per ogni gruppo “ch” sia ben poca cosa e spesso in discussioni di basso livello che, a mio giudizio, possono tranquillamente esaurirsi in 160 caratteri.
Riguardo al tempo: mi spiegate quanto ne risparmiate? Nella tastiera standard di un cellulare si deve premere tre volte il tasto 2 per ottenere la lettera “c” e due volte il tasto 4 per la lettera “h” = cinque azioni invece di due pressioni del tasto 5 per digitare la lettera “k”. La maggior parte delle persone che abbreviano i messaggi ne spediscono molti e usano i “telefonini” con grande destrezza. Credo quindi che per premere tre tasti impieghino meno di un secondo. Tra l’altro su una tastiera standard per computer, iPad, iPhone, Blackberry questa motivazione crolla miseramente.
Tragicamente la moda delle “k” selvagge è riuscita ad andare ben oltre: scrivere oscenità come “amika” o “ankora” non porta alcun risparmio di tempo o di spazio e qualifica immediatamente l’interlocutore come emerito imbecille. Per come la vedo io sono solo stupidaggini modaiole che fanno l’occhiolino a slogan pseudo-politici (tipo “Okkupato”) che vorrebbero presentarsi come “anti qualcosa”. “Anti” cosa lo devo ancora capire e non credo di essere il solo.
E non venitemi a rompere le scatole con le solite giustificazioni (la lingua è dinamica, la semplificazione è fisiologica, i monaci abbreviavano le parole già centinaia di anni fa) perché sono fuori luogo in quanto ogni cambiamento va interpretato con una valida chiave di lettura che dipende dall’ambiente e che deve essere valutata singolarmente e non nel complesso delle tipologie.
Il contesto, per esempio, deve essere sufficientemente informale come abbiamo già ricordato. È purtroppo diffuso invece l’utilizzo del famigerata “k” anche in contesti professionali e nei compiti scolastici.
Questo è oggettivamente inaccettabile.
PS – Finiremo a leggere continuamente aberrazioni come il famoso esempio che gira in rete: “Cmq sn a cs. adss vd a frmi un gr!!! s vuoi c sntm dp k adss o frtt. a dp tvtttb. bac!!!“.
Costernante.
PPS – Magari la tecnologia ci aiuterà…








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