Adesso che sapete tutto lo scibile su WordPress possiamo parlare di uno dei suoi plugin più discussi (e forse discutibili): Yoast SEO.
Yoast SEO
Questo plugin è odiato dai consulenti SEO di tutto il mondo perché non può ovviamente sostituire la loro professionalità e perché la gente con poca o nulla esperienza in questo campo si affida al suo sistema a semaforini verdi, gialli e rossi come se fosse un oracolo. La realtà, come spesso accade, sta nel mezzo e Yoast è solo uno strumento come tanti altri ma che può far comodo per tenere sotto controllo una serie di cose, evitando di scordarsi di fare i dovuti controlli prima di pubblicare.
A me sta simpatico e se lo usate in modo oculato vi sarà utile. Una volta installato, ogni pagina e ogni articolo avrà un’area Yoast con moltissime opzioni. Vediamole insieme, sapendo che non è possibile spiegare ogni singolo aspetto, che sto prendendo in considerazione la versione gratuita e che magari le voci cambieranno in futuro.
Title
Avrei potuto iniziare da un’altra parte, non esiste un percorso ordinato. Inizio dai titoli delle pagine (o dei post) sia perché sono importanti sia perché non sono mai veramente in cima ai pensieri di chi pubblica (o almeno non quanto dovrebbero).
Togliamoci subito un dubbio: title e H1 sono la stessa cosa? No. Ed ecco le principali differenze da tenere presenti fra title e H1:
- Il title è quello che poi ritrovi in colore blu nella SERP, è anche il nome della scheda del browser ed è anche presente negli snippet dei social media mentre l’H1 è visibile all’interno della pagina come intestazione.
- Il title dovrebbe avere una lunghezza compresa circa fra 50 e 60 caratteri mentre l’H1 può essere ovviamente più lungo.
- Il title è un fattore di ranking per Google (vedi relativo capitolo) mentre l’H1 non lo è.
- Il title è molto utile per chi deve decidere se nella SERP cliccare su un certo risultato o su un altro mentre l’H1 aiuta più che altro la struttura della pagina insieme agli altri H2, H3 etc.
- Anche l’H1 dovrebbe essere unico in una pagina. O meglio: non dovrebbero esserci due H1 in una pagina se non in zone (concetto un po’ lungo da spiegare, cercatevelo) diverse.
E passiamo adesso a una serie di riflessioni sui title. Non sono in ordine di importanza ma ti consiglio di leggerli qualche volta, dovrebbe diventare poi automatico per te pensarli in questo modo:
- La prima riguarda la lunghezza: non troppo corto (usa tutti i caratteri a disposizione, se puoi) e non troppo lungo. Il tag “title” non dovrebbe in genere superare i sessanta caratteri. Personalmente eviterei, se non strettamente necessario, di superare i cinquanta. Da quando Google ha ridisegnato la pagina dei risultati delle ricerche, utilizzando un font leggermente diverso, si corre sempre più spesso il rischio di veder ‘mozzato’ il titolo della propria pagina. Ci sono da considerare una serie di fattori: esistono lettere più larghe di altre (ricorda che le dimensioni sono espresse in pixel e non in caratteri), le maiuscole sono sicuramente più larghe delle minuscole (ma evita tutte maiuscole, meglio misto), le lettere in grassetto occupano sicuramente più spazio. Come ultima considerazione: quando Google abbrevia (e per me è brutto vedere un title abbreviato) inserisce tre puntini “…”, quindi deve avere lo spazio per quei tre puntini; se il limite fosse, per esempio, quaranta caratteri e il titolo fosse quarantacinque, probabilmente il risultato di un titolo abbreviato sarebbe di trentasei/trentasette caratteri più i tre puntini.
- Evita di mettere nel titolo una serie di keyword: scrivi invece una frase di senso compiuto che contenga le keyword che ti interessano. Puoi anche usare versioni diverse della stessa keyword: sinonimi, aggiungere l’anno corrente etc. Se possibile, inserisci la keyword all’inizio del titolo ma non forzare troppo la mano: ricordati che stai scrivendo per gli esseri umani.
- Ogni pagina dovrebbe avere un ottimo titolo, che fra l’altro dovrebbe essere univoco ovvero diverso per ogni singola pagina. Ogni pagina può così distinguersi per le parole chiave: ricordiamoci che un motore di ricerca non indicizza siti ma singole pagine. Ricordiamoci anche che il titolo dovrebbe servire principalmente come aiuto per la navigazione dell’utente.
- Evita cose tipo “Benvenuto” o “Benvenuti” nel titolo perché nessuno cerca “Benvenuto” su Google. Fra l’altro è davvero brutto e fa subito 1998.
- Per gli articoli e per le pagine dovresti fare considerazioni diverse. Non è detto che se ti inventi un pattern per la creazione dei title a livello di post nel blog questa sia efficace anche per una pagina “Chi Siamo” o per la pagina “Contatti”.
- Il title non deve per forza essere uguale al titolo dell’articolo mostrato al lettore.
- Evita di inserire l’URL del tuo sito nel titolo perché è orribile e completamente inutile: chi lo vede nella barra del titolo sta già navigando il tuo sito e chi lo ottiene come risultato su Google vede l’indirizzo della pagina.
- Il title dovrebbe essere invitante dato che, come abbiamo detto, la gente ci clicca in SERP ma cerca di non esagerare in questo senso: evita di inserirci una CTA se ritieni che risulti forzata.
- Evita, per favore, di lasciare come titolo quel terrificante “Untitled document” (o “Senzatitolo”) del nuovo file HTML creato su editor come Dreamweaver o similari.
- Occhio a suffissi come il nome del sito da accodare a tutti i title (tipo ” | Rebus Multimedia”) perché se è troppo lungo sottrae sicuramente preziosi caratteri che potresti magari sfruttare in un altro modo.
- Evita il clickbait: porta solo a aumentare il bounce rate e non è una cosa buona.
- Il titolo deve essere coerente con il contenuto della pagina. Anche qui: che senso ha avere un titolo non coerente con il testo dell’articolo o della pagina? In più, un’eventuale incongruenza tra titolo e testo potrebbe essere vista dal motore come pratica illegale.
- Puoi lavorare quanto vuoi ai dettagli di un title ma ricordati sempre che Google può comunque ignorare ciò che gli hai suggerito e mettere come title magari il titolo H1 della tua pagina.
Testo
Per quanto riguarda il testo dell’articolo o della pagina ne abbiamo già parlato molto nei capitoli precedenti. Ti ricordo solo che le keyword principali, oltre a essere presenti nei vari heading (H1, H2, H3, H4) devono stare nel testo in modo naturale e personalmente ci metterei anche roba che proviene dai suggerimenti di ricerca di Google, magari fatta in una finestra anonima per evitare bias derivanti dalla cronologia delle tue precedenti ricerche.
Quante volte le keyword dovrebbero essere presenti nel testo dipende ovviamente dalla lunghezza del testo stesso ma smetti di farcire quella pagina.
Usa le categorie per riunire gli articoli che hanno argomenti in comune. Le categorie funzionano per gli articoli (anche con una struttura gerarchica di sottocategorie) ma non per le pagine che però possono avere parent/child in cui una pagina diventa una sottopagina di un’altra. Evita di avere categorie che contengono mille articoli e altre minuscole: suddividile e gestiscile a modo. Ricordati che il nome di una categoria dovrebbe essere roba che la gente cerca in Google. Fossi in te eviterei di farle indicizzare (“Tassonomie | Aspetto della ricerca” nelle impostazioni di Yoast).
Usa anche i tag per etichettare i tuoi articoli (anche i tag funzionano sugli articoli ma non sulle pagine) e controlla che raggruppino articoli che hanno davvero qualcosa in comune. I tag, a differenza delle categorie, non hanno una struttura gerarchica. Evita di creare un tag per un solo articolo o due e controlla di non averne un numero spropositato. Eviterei di far indicizzare da Google anche i tag.
Slug
Passiamo ora allo slug ovvero quella parte dell’URL che puoi personalizzare: per esempio nell’URL https://www.fakepike.it/test-post lo slug è “test-post”. Poche ma importanti raccomandazioni:
- L’URL non dovrebbe alla fine risultare troppo lungo. Lo slug dovrebbe quindi essere breve, descrittivo e semplice.
- Lo slug dovrebbe contenere la keyword per la quale vuoi essere “trovabile”.
- Google consiglia di unire diverse parole (per esempio: chitarra elettrica) con un trattino e di evitare gli underscore. Quindi chitarra-elettrica è meglio di chitarra_elettrica o di chitarraelettrica.
- Evitare slug tipo .php?id=122 e usiamo quelli classici statici. Sono anche più leggibili, memorizzabili e comprensibili quando si trovano scritti o copia/incollati.
- Qualora dovessimo modificare gli slug dopo aver pubblicato la pagina o l’articolo, andranno ovviamente gestiti i relativi redirect per non perdere traffico.
Description
E passiamo ora alla description, qualche raccomandazione anche su questo importante elemento:
- Se non viene impostata da te, Google se la inventerà comunque. In genere se la creerà dal primo paragrafo del tuo testo e non è sempre una cosa positiva.
- La description dovrebbe essere la naturale continuazione del title perché nei risultati in SERP la troverai subito sotto al title.
- Dovresti scrivere la description utilizzando almeno una volta la keyword principale (forse è meglio inserirla all’inizio?) ma senza esagerare perché il testo deve risultare naturale e invitante.
- Magari potresti inserirci anche una CTA tipo “Vieni a visitarci” oppure “Approfitta dello sconto del 20%”, come sempre se non risulta forzata. D’altra parte, i clic fanno bene alla SEO. L’importante è che la CTA non sia incastrata a forza, che sia unica per evitare che l’invito all’azione diventi confusionario e fare in modo che il testo sia conciso e chiaro.
- La lunghezza dovrebbe stare fra i 120 e i 155 caratteri (ma tanto prima o poi cambia e non c’è un vero limite certo), ti basti ricordare che deve essere breve, informativa e rilevante perché è rivolta a persone che non sono sul tuo sito e che devono decidere se cliccare sul tuo risultato in SERP. E se aumenti il CTR aumenti il bene che Google ti vuole e quindi tutto va meglio.
- Anche la description, come il title, deve essere univoca.
- Scrivere qualche parola in maiuscolo può non essere un’idea pessima, può servire a richiamare l’attenzione.
Immagini
Bene, ora parliamo delle immagini. Qualche consiglio:
- È importante il nome del file che carichi. Ti diranno che non è vero e che è una leggenda metropolitana. Fregatene. Male che vada non ha un vero effetto taumaturgico ma ti aiuta a tenere in ordine le risorse e a non impazzire per ricostruire quando e dove hai usato una certa foto.
- È importante il testo alternativo (alt text), è importante il titolo ed è importante la descrizione dell’immagine: devono essere coerenti con il title e col contenuto della pagina dove si trova l’immagine. Fra questi l’alt text è l’elemento più importante, è il testo che viene mostrato come alternativa all’immagine, per esempio se il browser non può mostrarla o se viene letto a un utente non vedente.
- Ricordati che nei risultati della SERP su mobile potrebbe essere visualizzata insieme alla favicon ovvero l’iconcina del tuo sito che vedi accanto al titolo nella scheda del browser.
- Ricordati di non caricare immagini pesanti: comprimile, convertile, croppale. Fai qualcosa.
Cornerstone
E arriviamo all’argomento Cornerstone. Ne abbiamo già parlato, sono gli articoli più importanti ovvero i quattro o cinque contenuti imperdibili sul tuo sito. Sono in genere articoli abbastanza lunghi, senza tempo, aggiornati regolarmente, informativi e se possibile raggiungibili direttamente dalla home.
Personalmente anche in un e-commerce farei Cornerstone un articolo o una pagina e non un prodotto. Indicandoli come Cornerstone il semaforo SEO e quello della leggibilità saranno più severi e occorrerà tenere d’occhio il numero di link in ingresso da altri post o pagine. Yoast Premium suggerisce anche i link interni per questo tipo di contenuto.
Yoast SEO: Avanzate
Nella parte “Avanzate” si trovano le impostazioni per i robot e per i canonical.
Per la parte relativa ai robot si può decidere di non far indicizzare quel contenuto (per esempio le thank-you pages, le pagine sulle policy di privacy e cookie etc), di far seguire o meno i link come follow o nofollow, se far indicizzare o no le immagini (no image index), se evitare la copia cache in Google (no archive), se evitare anteprima e copia cache (no snippet).
La parte canonical (ne abbiamo parlato in precedenza), invece, indica l’URL originale di un certo contenuto, il vero autore. È utile quando si preleva contenuto da un altro sito ed è utile anche quando si hanno due contenuti simili sul proprio sito (o peggio ancora un duplicato identico) e si vuole indicare a Google quale sia il principale o per versioni diverse e più aggiornate di un certo articolo. Risulta fondamentale per i siti di e-commerce dati gli inevitabili doppioni per i prodotti con più colori, taglie etc.
Yoast SEO: Leggibilità
Saltiamo ora alla parte della leggibilità che secondo me riserva qualche sorpresa:
- Sarebbe bene strutturare correttamente il contenuto in parti chiare e semplici tipo: intro, svolgimento, conclusioni.
- Il testo dovrebbe essere suddiviso in paragrafi abbastanza brevi (meno di 150 parole?) che iniziano subito col concetto importante.
- Le frasi dovrebbero essere brevi (meno di 20 parole?) e variegate con poche ripetizioni.
- Il linguaggio dovrebbe essere naturale, non telegrafico e semplice.
- Evita le forme passive perché appesantiscono la lettura.
- Dovresti usare i subheading H2, H3, H4: aiutano la leggibilità ma sono importanti anche per l’accessibilità dato che aiutano la navigazione con gli screen reader e aiutano anche Google a comprendere il testo in ottica SEO.
- Evita i cliffhanger nei sottotitoli, sii descrittivo.
- Evita di saltare da H2 a H4: segui la gerarchia.
- Usa le famose transition word (“e”, “quindi”, “perché”, “ma”, “per esempio”, “però”, “d’altra parte”) per connettere frasi e paragrafi: possono allungare il testo ma lo rendono di più semplice comprensione. Per esempio, usando una struttura con introduzione (“per iniziare”, “come prima cosa”, “cominciamo con”), svolgimento (“in più”, “in aggiunta”, “poi”, “soprattutto”) e conclusioni (“quindi”, “ricapitolando”, “per concludere”, “abbiamo visto”).
Schema.org
Vediamo adesso rapidamente l’impostazione per schema.org che è un dizionario di termini per i dati strutturati che possono essere usati per descrivere persone, organizzazioni, prodotti, eventi, luoghi etc. È un modo per aiutare i motori di ricerca (Google, Bing, Yandex) a capire la struttura del sito. Potremmo affermare che non aiuta direttamente la SEO ma che aiuta l’utente nella ricerca (il che è correlato). Per esempio: i rich snippet in SERP con valutazioni, prezzi e recensioni vengono dai dati strutturati.
Per approfondire potete visitare https://schema.org e per controllarli potete usare il loro validator o quello di Google. Citiamo solo i più importanti: article, breadcrumb, faq, logo, website, ricette (ovviamente interessante solo se sei un sito di ricette), carosello (utile per film, corsi, ristoranti), liveblogging (per le dirette testuali). Su Yoast è consigliabile personalizzare il tipo di pagina o di articolo nell’apposito spazio. Per esempio: per la pagina “Contatti”, per le “FAQ”, per un articolo tecnico etc.
Tratto da “Prontuario semiserio di Digital Marketing” di Lamberto Salucco
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